Lisa Corva

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Non sai mai quanto a fondo una persona ti si è conficcata nel cuore finché non cerchi di strapparla via.

Sabato, 25 febbraio 2017 @10:35

"Non sai mai quanto a fondo una persona ti si è conficcata nel cuore finché non cerchi di strapparla via."
(Eshkol Nevo)
Tu: spina, bruciatura, impronta digitale. Se penso a te fa male.

Ho conosciuto Eshkol Nevo, bello e bravo scrittore israeliano dagli occhi azzurri, proprio a Tel Aviv. Abbiamo bevuto insieme un caffè alla Tazza d’Oro – stesso nome della mia torrefazione preferita a Roma, dove vado sempre in pellegrinaggio a prendermi una granita con caffè e doppia panna; stesso nome ma altra latitudine, altri paesaggi fuori dalla porta, altri colori. L’unica cosa, forse, è la voglia di raccontare - e ascoltare - di chi si siede a un caffè. La frase di oggi è anche il mio #spillo su Gioia. E tutti i romanzi di Eshkol Nevo sono pubblicati, in Italia, da Neri Pozza.

18 commenti

Gabriella | Venerdì, 10 marzo 2017 @14:43

Grazie Lisa di esserti interrogata sulle mie parole di aver chiesto l'appoggio della tua amica S. ringrazio lei per ciò che dice che combacia tanto col mio sentire, ringrazio te lisa per aver cercato parole altre per esserti messa in discussione per aver chiesto.tutte e due vi meritate come amiche.perchè entrambe siete intelligenti sensibili pronte a capire i bisogni emotivi dell'interlocutore.GRAZIE ad entrambe e un forte abbraccio.

LISA | Martedì, 7 marzo 2017 @12:42

Gabriella, la tua lunga dolente risposta mi ha spinto a parlare di questo tema così lancinante e delicato, il dolore, con un'amica cara, S., una scrittrice, che il dolore l'ha spesso attraversato. Ecco quello che lei, più saggia e vissuta di me, mi ha risposto: "il dolore serve a capire quello degli altri, serve a capire la gioia: tutto vero, oppure tutto soltanto consolatorio, un’illusione che funziona quando può, non so.
Forse la verità è che questa domanda, che ci chiama così tanto, è inutile. E’ come chiedersi se serve la gioia, se serve la bellezza; e anche la bruttezza, un naso storto o un cattivo carattere. La verità è che queste cose ci sono e basta. Tutto questo esiste anche se non ci serve . E quindi la vera domanda è: quello che ci serve esiste? Io spero di sì. Spero che ci sia quello che serve a Gabriella per reggere, superare, contenere, elaborare, battere il dolore. O anche solo scappare. Insomma, trovare il modo di non morirci dentro. Spero che se adesso non ha quel le serve , riesca prima o poi a darselo. O a farselo dare. Perché ha ragione lei: dar ragione al dolore è una cosa che fa incazzare ."

Gabriella | Lunedì, 6 marzo 2017 @15:37

qui non ci capiamo.io parlo del dolore psichico che si cristallizza e diventa patologia.se abbiamo avversità ma stiamo bene "dentro" scaliamo le montagne a 17 anni come a 62 (e oltre ancora).ma se stiamo male psichicamente, se abbiamo per es la sindrome degli attacchi di panico e non riusciamo a stare in luoghi aperti ( o chiusi) come caspita ce lo gustiamo la tazza di thè? se siamo devastati dalla depressione non lo vediamo il bel cielo di primavera o magari lo detestiamo anche perchè stride col nostro intimo sentire.io sono una cultrice delle piccole cose: una poesia, un film, una chiacchierata con un'amica ma uno le piccole cose le fa e se le gode SE STA BENE..io ero una ragazza gentile soave direi.il dolore mi ha reso una donna livida, piena di rabbia.in cosa sono cresciuta, in cosa sono maturata? vorrei che sul dolore non si dicessero le solite banalità.le banalità vanno benissimo se si parla di un vestito, di un uomo che ci piace ma non usiamole se maneggiamo l'anima,pavese si uccise è vero ma fu anche un uomo molto intelligente e uno speculatore e intellettuale raffinatissimo.un altro che giunge a conclusioni simili e che non si è ucciso è cioran.non leggiamo le frasi, gli scritti, tutto alla luce del gesto definitivo.io penso che il dolore sia inutile.lo pensa anche la mia psichiatra che ha più di 20 anni di esperienza clinica alle spalle.se non vi sta bene la mia opinione lasciatela lì.io credo che questo pensare che il dolore faccia crescere sia un'appendice di un'interpretazione pseudo- cattolica per cui chi soffre si redime e chissà forse ha accesso anche al Regno dei Cieli.

Lilabella | Lunedì, 6 marzo 2017 @10:36

Chi frequenta questo blog da un po' di tempo conosce i miei trascorsi. Non è stato facile per me attraversare il periodo buio che ha caratterizzato diversi miei anni. Mi sono fatta aiutare non solo da te Lisa e da voi del salotto verde ma da una dottoressa molto valida che ha saputo farmi rivedere la luce. Probabilmente non è che il dolore serva diciamo che non ne siamo immuni, fa parte della vita, ma fa parte della vita anche la gioia, il sapore-valore di esistere. Un sorriso. Lila

LISA | Lunedì, 6 marzo 2017 @10:12

Gabriella, la citazione di Pavese è bella e drammatica: e infatti, lui si uccise. Ma io invece penso, come Mariella, che il dolore possa aiutare ad essere più consapevoli di esistere. E grati, se possibile. Speriamo.

Gabriella | Lunedì, 6 marzo 2017 @01:04

" Ma la grande, la tremenda verità è questa: soffrire non serve a niente"
Cesare Pavese da "Il mestiere di vivere"

Mariella | Venerdì, 3 marzo 2017 @21:08

Scrivo con il cellulare. Non c'è niente da fare, non riesco a evitare gli orrori grammaticali ...

Mariella | Venerdì, 3 marzo 2017 @21:05

Ho letto con interesse i vostri commenti e, vi dico, mi sono ritrovata dentro in tutto quel che ho letto. Perché per me è vero che il dolore, che ha forme diverse e non si può misurare, quando arriva sconvolge la vita e la modifica irrimediabilmente. Il dolore mi ha aiutato a diventare più consapevole di ciò che sono, di ciò che mi ruota attorno. È sono contenta di esistere.

roma | Venerdì, 3 marzo 2017 @11:23

qualcuno ha bisogno di amare e non di essere amata, di aiutare e non di essere aiutata ....... G. hai una tale carica di sensibilità e amore dentro di te .....guardati attorno e vedrai quanti ne hanno necessità ... anche noi che scriviamo .

LISA | Venerdì, 3 marzo 2017 @10:32

Mi piacciono queste lezioni di felicità, Claudia Mdg!

claudia mdg | Venerdì, 3 marzo 2017 @09:58

Qualche settimana fa il Gladiatore, ormai alle prese con il liceo (e con diverse insufficienze in varie materie), mi ha dato una lezione di felicità. Mentre mi preparavo per andare a lavoro l'ho intravisto mentre si aggiustava il ciuffo biondo e canticchiava una canzone di Checco Zalone. Ancora inviperita per l'ultimo 4, gli ho chiesto di cosa fosse così ingiustificatamente felice. Mi ha risposto: - "Di esistere".

LISA | Giovedì, 2 marzo 2017 @15:26

Gabriella, hai posto un tema interessante. Il dolore serve? Il dolore ci trasforma, certo, a volte ci logora, ci scava, ci distrugge; a volte ci migliora, nel senso che ci trasforma in una persona più saggia, più empatica, più grata alla vita. Forse. Stiamo parlando di psico-dolore, ovviamente; di tutte le tenebre che attraversiamo, e a volte è difficile uscirne, ci stiamo rintanati dentro, un buco nero, un pozzo. Ma credo in ogni vita ci siano dei dolori - è impossibile vivere ed esserne immuni. Forse la vera lezione del dolore è imparare ad essere grati della bellezza delle piccole e grandi cose, della tenerezza, degli abbracci, della luce. Sai cosa mi ha colpito? No, non voglio riportarti la frase di un romanzo. Ma la dichiarazione di una ragazza che a 17 anni è riuscita a scappare dalla dittatura della Corea del Nord, in condizioni inimmaginabili, attraversando un fiume ghiacciato verso la Cina, incontrando e sfuggendo a malviventi, polizia, trafficanti di schiave del sesso; non solo, è riuscita a tornare, salvare la madre e il fratello. Ora vive, sotto falso nome- Hyeonseo Lee- in Corea del Sud e si batte per aiutare le sex slaves del suo popolo. Alla fine dell'intervista, che è uscita sul Financial Times, dice: "Penso che solo sedermi in un caffè, ordinare una tazza di tè e guardare fuori il cielo azzurro - questa è felicità, felicità vera. Non ho mai avuto un momento così, mai nei miei primi 17 anni in Corea del Nord, mai nei 10 anni in cui ho vissuto da clandestina in Cina. E non penso che molte persone, mentre bevono una tazza di tè, pensino: questa è libertà. Questa è gioia. Ma per me lo è". E ride, per la prima volta durante l'intervista, scrive il giornalista. Bene: mi sono commossa. Forse vivere è cercare di ricordarselo a ogni tazza di tè o caffè che teniamo in mano.

Gabriella | Giovedì, 2 marzo 2017 @13:08

per favore non partiamo con la retorica della primavera..non ho parlato dei miei dolori perchè sono cose mie e che posso spartire solo con alcuni cari.. ma non ce ne usciamo con frasi fatte quando non si conoscono le cose.grazie!

roma | Giovedì, 2 marzo 2017 @07:57

ti sarà utile perché ti avrà insegnato a sopportarne uno più grande e ....a rinascere . niente è mai fine a se stesso ma oggi è una bella giornata di primavera regaliamocela per sentirci felici .

Gabriella | Mercoledì, 1 marzo 2017 @00:33

purtroppo il dolore non ha senso.noi ci immaginiamo utilità o consolazioni o altro ancora ma sono "trucchi" della nostra mente.il dolore devasta, spazza le nostre speranze.non redime.il dolore non serve a niente, ci depreda solo della nostra vita e del nostro anelito alla serenità.

LISA | Lunedì, 27 febbraio 2017 @17:14

"Un giorno questo dolore ti sarà utile". E' il titolo di un bel romanzo di Peter Cameron, uno dei miei scrittori americani preferiti (in Italia pubblicato da Adelphi), ed è una frase che da allora mi è rimasta in testa. Non so se sia vera. Ma consola. (E a proposito di Cameron, questa è l'intervista che gli feci, la cronaca del nostro incontro a New York: http://www.lisacorva.com/it/view/60/ )

Lilabella | Lunedì, 27 febbraio 2017 @10:33

Davvero bella e vera questa frase. Ma mi ha colpito anche quello che ha scritto FRRR. Probabilmente è così: ogni dolore nell'arco della nostra vita ha un suo senso.

FRRR | Domenica, 26 febbraio 2017 @09:44

Quando poi – dopo tempo, lacrime, sangue – su quello strappo, o spina o bruciatura ritorna la brezza leggera di un nuovo amore, allora capisci quanto ogni dolore abbia pure il suo senso, nell'arco della vita.

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.