Lisa Corva

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Amicizia.

Lunedì, 19 aprile 2010 @07:52

"Amico, portati via quello che vuoi,
affonda il tuo sguardo negli angoli,
e se vuoi ti darò tutta l’anima
coi suoi bianchi viali e le sue canzoni."
(Pablo Neruda)

Passeggia con me nei viali della memoria, dei ricordi - e dei progetti. Tu che mi conosci, che conosci anche gli angoli della mia anima. Tu che sai. E custodisci.

(I versi di Neruda che ho scelto per il Buongiorno di oggi sono tratti da "20 poesie d’amore e una canzone disperata", Edizioni Accademia

23 commenti

Giusy | Mercoledì, 21 aprile 2010 @20:42

Grazie Pablo: mi hai offerto un mazzo di rose bianche e profumate. Un gran abrazo

Pablo | Mercoledì, 21 aprile 2010 @20:06

Per Giusy, le parole originali di Neruda:

Amigo, llévate lo que tú quieras,
penetra tu mirada en los rincones
y si así lo deseas, yo te doy mi alma entera
con sus blancas avenidas y sus canciones.
baci

Giusy | Mercoledì, 21 aprile 2010 @13:04

Del tuo ultimo commento, Cam, ho letto solo ciò che mi riguarda: non sono chiusa in me stessa e la mia riservatezza ospita " pietas "e umanità. A parer mio, quindi opinabile, il silenzio diventa bestialità al cospetto di ingiustizie e persecuzioni, quando si vedono, brutalmente e non, soffocati i diritti umani e mi riferisco soprattutto ai silenti poteri politici e religiosi. Non voglio fare esempi per rispetto a questo blog, quindi taccio. Molto spesso la vox clamantis viene ascoltata solo quando diventa una eco. Scusa, sono troppo concisa ma ho poco tempo a disposizione. Un caro saluto enon rispondermi perchè, in quanto a dialettica, sei imbattibile!

Cam | Mercoledì, 21 aprile 2010 @02:11

Nel nostro Universo limitato il vuoto può esistere solo perché vi è un pieno attorno che permette di delinearne i contorni. All'inizio quel pieno è sfondo e il vuoto sembra troneggiare in primo piano (e in queste ore l'incubo del vuoto sembra far impazzire i miei pensieri). La sfida che abbiamo di fronte, e che dobbiamo far di tutto per vincere, è far sì che lentamente ma inesorabilmente ciò che stava sullo sfondo venga in primo piano perchè ciò che le persone care ci lasciano è assai più grande di quello che si portano via. Dal momento che in queste giornate Gibran sembra assurgere a una notorietà a me fino ad ora sconosciutavoglio citarlo ancora una volta andando un po' a braccio: la distanza è ciò che ci permette di meglio vedere e comprendere il valore e la bellezza di quanto prima per la troppa vicinanza non ci era ancora chiaro, così come la montagna appare in tutto il suo splendore e maestosità allo scalatore che la ammira dalla pianura. Giusy non stare zitta, esternare e comunicare è ciò che ci rende uomini, esseri dotati di umanità e non semplici organismi biologici: "umanitas" e "pietas" per combattere quella bestialità che non deve trovar posto in noi.
Cara Claudia il dolore non si può comunicare, soprattutto con le parole, ma il parlarne permette di condividerlo con altri che lo sento penetrare sotto la loro pelle fin giù nell'animo e il non sentirsi soli ti assicuro fa sembrare meno pesante ciò che apparentemente sembra impossibile da sopportare (mai come in questi giorni sto vivendo il dolore sulla mia pelle, un dolore che strazia le carni e dilania l'animo per la lenta lucida agonia di quella donna per cui io oggi sono ciò che lei in passato è stata).
So che la verità non si può esprimere a parole (o lo si può fare solo se si hanno doti superiori, cosa per pochi) ma su un blog quale altro mezzo abbiamo per comunicare?

claudia mdg | Martedì, 20 aprile 2010 @17:40

Grazie, Giusy, per aver espresso uno stato d'animo che sento molto vicino, compreso l'imbarazzo per aver fatto cenno a un dolore molto privato e difficile da comunicare.

Anonimo | Martedì, 20 aprile 2010 @16:38

Ma quante virgole ho messo? Scrivo così, poco allenata come sono e poi mi autopunisco rileggendomi: Scusa!

Giusy | Martedì, 20 aprile 2010 @16:33

Ciao Cam, ho ritagliato un piccolo spazio di tempo per leggere i commenti su questo spunto di riflessione che Lisa ci ha regalato; non volevo proprio perderli.Bellisssimo il tuo e vorrei tanto essere d'accordo con te nella sua penultima parte. Per quanto mi riguarda, la perdita di persone care, che siano amici o genitori, comunque di coloro che hanno contribuito, più o meno direttamente, alla persona che oggi sono, con il mio bagaglio di ricordi e affetti, lha lasciato un gran vuoto. Mi sento impoverita: ma questa è una opinione molto personale e non so bene per quale motivo sono qui ad esternare.La risposta me la do da sola: potevi stare zitta...

Cam | Martedì, 20 aprile 2010 @15:06

Cara Lisa
se in quel DESIDERIO vediamo il "de-siderare" ossia il "volger intensamente lo sguardo alle stelle", il guardare alto e lontano, il volare con il pensiero verso l’infinito (cercando magari il nostro sentiero che porta verso Sirio) allora Lisa concordo con te e non posso non citare, un po’ liberamente, alcuni versi di Gaber:

"Il desiderio

è l'emozione del presente
è l'esser vivi in tutto ciò che si può fare

è il primo impulso per conoscere e capire
è la radice di una pianta delicata
che ti tiene in vita se sai coltivare.



è un'attrazione un po' incosciente
è l'affiorare di una strana voce
è qualcosa che all'improvviso ti seduce
è una tensione che non riesci a controllare
….
Il desiderio è il vero stimolo interiore
è già un futuro che in silenzio stai sognando
è l'unico motor che muove il mondo."

Se il desiderare implica anche solo lontanamente una infinitesima sfumatura di possesso (cui mi vien da pensare risentendo un po’ quel duplice "non desiderare") allora Gibran non ammette dissensi.
E’ proprio vero che le parole … chi sa se il testo originale può chiarire un po’ le idee.

ALEXO | Martedì, 20 aprile 2010 @14:36

Si ma come fare se lei/lui ti scrive:

Sacrificio in più sacrificio in meno, che mi cambia??!
E una specie di dimensione ascetica: fare a meno di tutto, rinunciare.

In tal senso posso anche rinunciare a te.

Lisa, come hai ragione: La vita è (anche, soprattutto) desiderio.

Lila | Martedì, 20 aprile 2010 @11:08

E già Lisa sono d'accordo con te: la vita è essenzialmente desiderio e passione!

LISA | Martedì, 20 aprile 2010 @10:07

CAM, molto bello il tuo paragonare la vita - o forse solo semplicemente il nostro corpo terreno - ad un abito, che si consuma con gli anni, si sgretola quasi. Penso soprattutto alle persone anziane che amiamo e che vediamo consumarsi. Ma invece su Gibran - che amo molto - non sono d'accordo: perché non esiste amore, non esiste amicizia, non esiste vita senza desiderio. La vita è (anche, soprattutto) desiderio.

Lila | Martedì, 20 aprile 2010 @09:20

Cam è anche uno dei miei preferiti insieme ad Emily Dickinson e a Nazim Hikmet. Un soffio e un sorriso

Cam | Martedì, 20 aprile 2010 @09:07

Cara Claudia mdg,
sono poche le persone che riescono a segnare tanto profondamente la nostra esistenza da lasciare un solco incancellabile e profondo, che scende giù fin nelle più intime profondità dell’anima, fin nei più reconditi meandri della nostra mente, fin negli angoli più nascosti del nostro cuore. Avevo poco più di vent’anni quando la prima se ne è andata. Non condivide più con me le ore gioiose, come è stato per quelle ore felici che hanno contraddistinto la mia infanzia, ma la sua presenza è lì in quei momenti in cui senti il bisogno che qualcuno, giungendo da luoghi misteriosi e lontani, ti dia una mano. Questa notte, quando di anni ne ho un po’ più di quaranta, ho temuto che anche la seconda di quelle persone con cui ho vissuto tutta una vita se ne stesse andando. Non è stato così, ma purtroppo è solo un rimandare un po’ più in là qualcosa di ineluttabile. Ormai è come un vestito, un bellissimo, stupendo vestito consumato, lacerato dal tempo, un vestito che hai indossato ogni giorno della tua vita e che ti ostini a rammendare per tamponare strappi e rotture, ma ogni punto, ogni toppa, ogni rammento non fa altro che spostare un po’ più in là la lacerazione, lacerazione che consuma una trama e un ordito che hanno ormai perso forza e vigore. Si potrebbe pensare di mettere quel vestito in una teca al riparo dalla luce, dall’arai, da qualsiasi altra contaminazione: ma la vita è altro. E’ qualcosa che ineluttabilmente consuma per esser vissuta e a un certo punto quel vestito non ci sarà più. Di lui resterà in noi per sempre il ricordo, la gioia che ci ha dato nell’indossarlo, la protezione, il calore, le sue bellissima forme, i suoi colori. E’, e sempre sarà, un vestito unico che un sarto ha fatto stando al di fuori dallo spazio e dal tempo, fatto per poi buttar via il cartamodello perché unico era quel vestito, come unico è ognuno di noi. A vivere per sempre sono poi le emozioni che quel vestito ci ha regalato, quelle poche forti emozioni che nemmeno il tempo riesce a cancellare.

Quelle due persone non erano amici erano altro, erano qualcosa che non so definire. Erano, anzi sono, una parte di me.
Per rispondere alla tua affermazione secondo cui un amico andandosene si porta via una parte di noi io ritengo che non è una parte di noi ad andarsene con lui ma è una parte di lui che resta per sempre in noi.

Chiudo con un pensiero bellissimo di Gibran:

"Siamo amici,
io non desidero niente da te,
tu non vuoi nulla da me.
io e te
dividiamo la vita."

(ormai penso sia chiaro a tutti che Gibran è il "Poeta" – ma il termine "poeta" è riduttivo per un personaggio come lui - che forse preferisco vedendo prender forma nelle sue parole quei pensieri confusi che sento agitarsi in me).

Lila | Lunedì, 19 aprile 2010 @20:06

Dedico questo post a quattro persone speciali, Rita, Gabriella, Lucia ed Emanuela. Sono la mia forza, le mie amiche del cuore, senza di loro non saprei da che parte andare. Grazie di esserci ragazze.

Lila | Lunedì, 19 aprile 2010 @20:03

Cara Claudia e caro Cam, pur non avendo passato il dolore che voi descrivete vi sono vicina e vi mando un forte abbraccio. Per me un amico è una persona che ti sostiene anche quando vorresti sprofondare, che ti tiene su, che ti dà coraggio anche nei momenti più bui. p.s. per Cam: continua ad avere quella forza che mi sembra trasparisca da te, vedrai che prima o poi una donna si accorgerà della tua sensibilità e della tua forza.

claudia mdg | Lunedì, 19 aprile 2010 @18:05

Caro Cam, quello che dici sulla bellezza dei volti che hanno conosciuto solo acqua e sapone è molto toccante. Sui versi di Neruda non posso essere d'accordo con te, perché quando la vita ti porta via un amico te ne accorgi che si era preso una parte di te, e come fa male quando, insieme a lui, quella parte di te viene strappata via! A me è successo a 11 anni e mi sta risuccedendo adesso, a 42, ed è una disperazione a cui non mi posso abituare. scusate lo sfogo. Comunque bellissima la poesia.

Anonimo | Lunedì, 19 aprile 2010 @14:47

Ti sai raccontare molto bene CAM, con discrezione, sensibilità, eleganza. Coraggio!

Paola | Lunedì, 19 aprile 2010 @14:06

L'ho letta stamattina sul City. Bellissima :)
Un bacio, Paola.

Bari

ALEXO | Lunedì, 19 aprile 2010 @12:09

Sai Lisa, non riesco ad entrare in questi versi, eppure Neruda era ed è uno dei miei poeti preferiti. L'altro giorno ti/vi parlavo dell' Antologia
Palatina: un piccolo problema è che alcuni epigrammi sono, come dire,
un pò "erotici", non tutti naturalmente. Pensi che potrebbero infastidire qualcuno? Quello che mi ha colpito è la totale assenza di senso del peccato che noi invece, malgrado tutto, ci portiamo dietro.
Forse è proprio per questo motivo che questi antichissimi versi sembrano ancora fiori freschi di campo.

carla | Lunedì, 19 aprile 2010 @12:04

Credo che forse qui "Pablo" voglia ricordarci quanta generosità ci sia nell'essere amico di qualcuno e che non sia solo letterale questo "portare via".
Anch'io ho visto il documentario il "corpo delle donne" e ho letto anche "Ancora dalla parte delle bambine"di Loredana Lipperini (suggerimento di lettura) credo che tante sia le donne come quelle che tu descrivi ( pensa a quelle che frequentano questo blog, a Lisa che scrive di moda ma si ricorda che non tutte sono VIP).
Non so dove sia il problema, ma so che la mia piccola bambina di 7 anni quando vede le donne alla televisione esclama sempre " Tanto loro non sono vere" dove vere sta per reali, sono come cartoni animati.

Daniela | Lunedì, 19 aprile 2010 @11:58

Cam, devi avere speranza e devi avere fiducia, tante donne e aspiranti mamme cercano un uomo sensibile come te, vedrai, la xsona giusta ti aspetta ma devi crederci!!!

Cam | Lunedì, 19 aprile 2010 @11:48

Caro Pablo (Neruda ovviamente) non sono d'accordo con quanto tu dici. Un amico (quando è amico vero, e qui sta il bello perché l'amicizia è come l'amore : se ne parla tanto, la si conosce poco) non porta via mai niente di te e quando affonda il suo sguardo negli angoli della tua anima non fa altro che accrescere l'inestimabile tesoro che lì vi è custodito.
A volte anche i grandi inciampano

cAM | Lunedì, 19 aprile 2010 @11:15

Cara DANIELA che scrivi dalla Scozia (Scozia, la terra dei miei sogni quando ero fanciullo: le Highlands, le brume, i castelli, le cornamuse, i 15 blu che cantano "Flower of Scotland"; ora ho invece bisogno di far rotta verso Sud alla ricerca di sole e colori un po’ meno sfumati): GRAZIE.
Grazie per il tuo saluto che vedo oggi causa assenza forzata dal Blog (ti risparmio i particolari, ti confesso però che sono arrivato al punto da invidiare chi fa le notti in bianco per cullare bimbi insonni).
Ti ringrazio anche per quel momento di riflessione che ci hai proposto (http://www.ilcorpodelledonne.net/?page_id=89 ) . Ho "ascoltato" quel documentario: guardarlo risultava davvero difficile, per diversi motivi, non secondario il fatto che guardare per più di venti minuti il "vuotodelledonne" richiede uno sforzo non indifferente. Perché l’anima che trasuda dai visi vissuti fa così paura? Ho visto Medea (che parlava senza pronunciare una parola tra il silenzio, o forse sarebbe meglio dire tra il rumore assoluto, di tante voci che uscivano da corpi incapaci di comunicare alcunché). Ho visto Anna Magnani. Sto vedendo in questi giorni tanti visi che parlano senza parole usando smorfie, lacrime solo raramente sorrisi; urla di dolore non starnazzi da pollaio mediatico. Vedo la bellezza di pelli e di volti che hanno conosciuto solo l’acqua e il sapone: pelli lisce o rugose, rosee o tumefatte piene però di una bellezza sconosciuta alla carta patinata o agli schermi piatti.
Ho tanta voglia di parlare di passeggiate per ammirare fiori con qualcuno che suggerisca come apprezzarne le infinte sfumature, le forme, i profumi (lasciamo perdere i nomi che si dimenticano dopo tre passi tra erbe e cespugli). Ho voglia di incontrare persone che non si spaventino perché tu gli offri un fiore, un sorriso, uno sguardo, una parola. Ho voglia di incontrare donne che abbiano ancora voglia di essere mamme (che è un qualcosa in più e non in meno rispetto all’essere donne). Ho voglia di incontrare amici che riescano a farti sentire la loro voce anche nei momenti di silenzio. Ho voglia di incontrare persone che abbiano ancora un’anima da esplorare, quell’anima che dovrebbe dar luce agli occhi e che invece viene oggi quasi uccisa dandola in pasto (già priva di vita) agli occhi che consumano senza nemmeno gustare.
Ma forse al mondo va bene così, è contento di quel vuoto con cui si vuol riempire il nulla altrimenti non si spiegherebbero quei ventiquattro minuti di nausea contro cui ben poco possono fare i rimanenti 45 secondi di sguardi, di rughe, di vita vissuta. Per fortuna il sonoro è tutto di ben altra pasta: le parole, le pause, il ritmo, il timbro della voce (e sì perché anche il timbro della voce fa la differenza: chissà quando gli allegri chirurghi cominceranno a rifare anche quello!)
Ciao Daniela e si trovi il tuo forum per "sole mamme" non dimenticarti che ci siamo anche noi con le nostre confessioni di aspiranti …

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.