Lisa Corva

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Un uomo che sappia.

Martedì, 1 giugno 2010 @08:41

"Ogni tanto Mathilde sogna un uomo al quale possa chiedere: puoi amarmi? Con tutta la fatica di vivere che si porta dietro, la forza e la fragilità. Un uomo che conosca la vertigine, la paura e la gioia. Che non abbia paura delle lacrime dietro il suo sorriso né del suo sorriso fra le lacrime. Un uomo che sappia."
(Delphine de Vigan)
Un uomo che, semplicemente, sappia amare.

La frase di oggi è tratta dal nuovo libro di Delphine de Vigan, come la frase del 25 maggio. Ed ecco l’intervista che le ho fatto per Grazia:

La prossima volta che prendete la metropolitana, attenzione. Perché forse, nella folla, in piedi che ascolta musica con l’iPod, o davanti a voi che manda un sms, c’è la persona che potrebbe cambiare la vostra vita. Così almeno pensiamo dopo aver chiuso il nuovo romanzo di Delphine de Vigan, "Le ore sotterranee" (Mondadori). Ore sotterranee, perché i due protagonisti si sfiorano e si incrociano tra le migliaia di persone che ogni giorno prendono la metropolitana parigina. Due persone nella folla, forse predestinate. E quindi anche questo romanzo, come il precedente ("Gli effetti secondari dei sogni", uscito sempre per Mondadori due anni fa), è una storia cittadina: lì, ad incontrarsi, erano una tredicenne iper-intelligente e iper-sensibile, e una giovane homeless. Ma in stazione, tra i binari dei treni. Qui, un uomo e una donna: segnati dall’amore, o forse dalla mancanza d’amore. Ne deduciamo che Delphine è affascinata dai segreti della folla…
"Sì, assolutamente: dagli universi urbani. Dalla metropolitana, dalle stazioni, dai binari della RER francese, presenti praticamente in tutti i miei romanzi. La città mi affascina: per le mille vite, destini, traiettorie che sembra contenere".
Proprio a Parigi, in metropolitana, mi è capitato di leggere una frase di uno scrittore francese, Marcel Jouhandeau: "Se perdessi la mia biblioteca, avrei comunque la metropolitana e l’autobus. Un biglietto al mattino, uno alla sera, e leggerei i volti". (Ps: per i lettori del blog: ricordate? E' diventato anche un Buongiorno di City!)
"Sono io! In metropolitana, a volte, devo trattenermi, censurarmi, per non mettere a disagio le persone che mi sorprendo a fissare… E’ una vera malattia".
Mathilde e Thibault, la donna e l’uomo che si incrociano e sfiorano nel suo libro, sono descritti in un momento di grande fragilità. E lei descrive bene quella sensazione di fatica che a volte ci inghiotte; quell’abisso che a volte, nella vita, ci si spalanca davanti. Una sensazione che ha conosciuto?
"Certo. Viviamo a un ritmo frenetico, dentro automatismi che seguiamo senza neanche pensarci: ti svegli, esci, vai al lavoro… Poi, magari, un giorno, succede qualcosa: una piccola cosa che manda in tilt il meccanismo delle nostre vite. E ci si scopre immensamente fragili. Soli".
Nel libro, Mathilde va a prendere un caffè, il barista le dice una parola attenta e gentile, e lei sta per crollare: "Le persone gentili sono le più pericolose. Minano l’edificio, intaccano la fortezza, una parola ancora e Mathilde sarebbe scoppiata a piangere". Ci manca così tanto, la gentilezza?
"Viviamo in un mondo dove andiamo di fretta, sgomitando, urtando gli altri: come nei corridoi della metropolitana o su un autobus. Poi magari vediamo qualcuno che piange mentre aspetta alla fermata, e non siamo capaci di fermarci, di offrire un fazzoletto. Non siamo capaci, e lo dico anche per me: perché la vita quotidiana, e cittadina, è troppo veloce, brutale, anonima".
Mathilde, giovane donna coraggiosa, si è ricostruita una vita dopo aver perso il marito ed essersi trovata sola con tre bambini piccoli; ma diventa il bersaglio del suo capo, viene isolata; andare al lavoro diventa una tortura, un incubo. Una situazione di mobbing professionale, purtroppo sempre più frequente oggi, che la lascia paralizzata. Thibault invece si rende conto che la donna che ama non lo potrà mai amare. Due solitudini angoscianti. Ma se lei potesse consigliare qualcosa a Mathilde e Thibault, se potesse dir loro qualcosa...
"Direi: tenete duro. Tutto cambia così rapidamente nella vita. E arriva, rapidamente, anche la possibilità di ricominciare".
Parigi per lei: non solo metropolitana, immagino. Ci regali un suo luogo del cuore.
"Mi piace molto il quartiere dove vivo, l’11° Arrondissement: un villaggio dentro la città. Mi piacciono i caffè parigini: soprattutto, nel mio arrondissement, L’Autre Café, al 62 di rue Jean-Pierre Timbaud. A volte vado lì a lavorare; e se devo dare un appuntamento, è lì".


11 commenti

filippo | Venerdì, 4 giugno 2010 @18:55

dicevo solo per dire che la persona che ho vicino non lo sa fare..

x. | Mercoledì, 2 giugno 2010 @03:09

la prova del nove dell' "accontentarsi per paura del peggio" e' il:
"sono FELICEMENTE fidanzata/sposata..."

ALEXO | Martedì, 1 giugno 2010 @23:52

TELEGRAFICO: Mark Strand è a Roma.

http://www.johncabot.edu/About_JCU/News_Events/NewsRead.aspx?IDN=503
Io e Marilia non ci siamo sposati, ma abbiamo messo su un piccolo blog.

http://ottantanovenuvole.blogspot.com/

Saluti

X-Y | Martedì, 1 giugno 2010 @22:35

Per quale motivo caricare solo le donne di tanto peso? La citazione di Wilde dovrebbe valere per tutto il genere umano. E un uomo che sappia semplicemente amare ? Estendiamo la cosa al genere umano e allora si, diventa difficile il discorso

filo | Martedì, 1 giugno 2010 @20:50

e una donna che sappia, semplicemente, amare no?

Fiorenza | Martedì, 1 giugno 2010 @20:35

Quindi donne insoddisfatte o incontentabili, ma, in fondo,timorose o sagge.Sappiamo che Oscar Wilde non fu un grande estimatore del genere femminile, però, la citazione potrebbe essere oggetto di riflessione.

Lila | Martedì, 1 giugno 2010 @19:37

Grazie ad X per l'omaggio a Mina.

LISA | Martedì, 1 giugno 2010 @19:00

Ehi X., ma la frase di Wilde che hai citato è geniale! Non la conoscevo: "Spesso le donne hanno il bene, se ne allontanano in cerca del meglio, trovano il male e se ne accontentano per paura del peggio".

x. | Martedì, 1 giugno 2010 @15:33

la tua frase di oggi mi ha fatto pensare ad un mio post omaggio a: Mina - LISA - Wilde...(che triade!) :)
http://coverismi.blogspot.com/2010/04/ma-dove-sono-gli-uomini-testosterone.html

Lila | Martedì, 1 giugno 2010 @15:14

Bellissime le parole di Annalisa, anche io non mi accontenterò mai di un surrogato, voglio un uomo che mi faccia ridere e che mi rispetti, un uomo che sappia emozionarsi e che non si vergogni di piangere in mia presenza, un uomo che riesca insieme a me a guardare lontano.

Annalisa farmacista | Martedì, 1 giugno 2010 @09:50

Mi viene in mente una canzone di Mary Chapin Carpenter (poco nota cantante country americana, che adoro-che anzi, Lisa ti consiglio, sia musicalmente che come "poetessa" - oltre che donna felice senza figli) che fa più o meno così:
"I’m looking for a strong and steady heart
For a love that won’t fall apart
At the first sign of trouble, near or far
I’m looking through eyes that have shed some tears
And I’m looking for that one who’s gonna face my fears
Without thinking he must erase each scar"
La canzone conclude poi dicenedo "I'm gonna find you wherever you are"
Eh secondo me bisogna che lo scoviamo colui/colei che è in grado di guardare le nostre paure, la persona che sa piangere e giorie. Qualcuno che ci possa stare a fianco senza pensare di doverci "salvare". Che non abbia paura dei nostri pianti o delle sue tristezze. E non mi accontenterò di un surrogato. Ti scoverò e ti amerò.

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.