Lisa Corva

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I segreti dell'aria.

Martedì, 8 giugno 2010 @09:05

"Eppure c’è stata una notte
in cui rimasi sveglia, attenta e preoccupata, con la mia prima figlia
che si rigirava; malata, agitata.
All’alba tenni la mano sulla fronte sfebbrata
sulla pelle che aveva smesso di bruciare, come se conoscessi i segreti
della salute e dell’aria, come se li capissi
e ascoltai il silenzio
e pensai che dovevo averlo appreso da qualche parte."
(Eavan Boland)

I gesti della cura. Del diventare madre.

(I versi di oggi sono della poetessa irlandese Eavan Boland, tratti dalla sua antologia "Tempo e violenza", Le Lettere. Mi piace molto, e probabilmente ve ne siete accorti: dei suoi versi sono diventati il Buongiorno del 28 aprile, del 5 e 24 maggio)

23 commenti

Lila | Giovedì, 10 giugno 2010 @09:07

Grazie Patri e per te petali di gardenia. Benvenuto Stefano.

aferdita | Mercoledì, 9 giugno 2010 @22:04

Grazie Patri per i tuoi girasoli e per tutto quel che mi hai insegnato con la tua storia.

Stefano | Mercoledì, 9 giugno 2010 @18:56

Se il cuore potesse parlare quando ammira certe cose, sarebbe il migliore dei poeti. Invece si limita a far sentire la sua presenza e in te tutto cambia.Respiri più rapido e cogli i profumi, avverti un calore di ghiaccio che ti penetra nelle ossa,sudi ancestrale liquido di vita.
E se i tuoi occhi potessero uscire da te, orbiterebbero nel vuoto,
nel forsennato tentativo di scoprire ciò che non si vede, e di tanto ce n'è. Invece li chiudi e spalanchi le braccia e... ti assicuro che è il connubio più bello.
CAM, continua a far parlare il tuo cuore e ad inseguire con i tuoi occhi anche quel che non si percepisce direttamente ma che ti è lì,accanto..
Leggo il blog ogni giorno,ma questa è la prima volta che scrivo quì,spero di non aver dato disturbo.
Un saluto a tutti.Soprattutto a LISA.

Giusy | Mercoledì, 9 giugno 2010 @14:19

E' bello ritrovarti nel salotto di Lisa, Cam: Ho una certa difficoltà nel trovare parole e parole che alla fine non portano a nulla: Meglio il silenzio "presente". Per te, che stai vivendo un distacco che ben conosco e per Patrizia che offre girasoli anche a chi, come la scrivente, non offre alcunchè.

patrizia fiorista | Mercoledì, 9 giugno 2010 @13:59

Le parole di tutti/e voi sono un balsamo sul mio dolore,che non è più così acuto,ma è struggente. Cam ti raggiunga il mio abbraccio che dice più delle parole che non riesco a scrivere. Aferdita sei così dolce che mi commuovi, Lila sei una grande.
Simona solo tu potevi dire di me così bene,ti voglio bene.
Oggi vi mando girasoli Patri

LISA | Mercoledì, 9 giugno 2010 @10:16

CAM, grazie dei versi di Gibran. E' bellissimo quello spezzarsi del guscio e l'accettare le stagioni del cuore. L'Oriente ha questo da insegnarci: accettare. Anche il dolore, anche la morte: ciò di cui nella società occidentale si tace. E in questo hai ragione, purtroppo. (Ci sono poche eccezioni: ad esempio, un libro doloroso e meraviglioso, "L'anno del pensiero magico", Il Saggiatore, dell'americana Joan Didion: l'anno che seguì la morte di suo marito). Ma la poesia ci insegna, a volte, anche questo: semplicemente, ad accettare.

Cam | Mercoledì, 9 giugno 2010 @10:02

Simona il dolore non è mai un'inezia. Dolore e gioia si dividono la nostra esistenza come il bianco e il nero del Tao. Purtroppo la nostra società che si vuole rappresentare solo su carta patinata ha deciso che il dolore deve essere nascosto, non deve aver diritto d'esistenza, non ci insegna a confrontarci con quel sentimento che quando arriva ci coglie impreparati e genera drammi che si sommano ad altri drammi. Veniamo al mondo piangendo e non sappiamo in quell'istante se il pianto sia segno di gioia o di dolore, forse sono entrambe le cose. Poi arrivano i momenti in cui la ragione non serve, le parole non dicono o noi non siamo in grado di comprendere il loro messaggio.
Io per sempre ricorderò quella frase con cui si concludeva il Buongiorno di quel lontano 18 di febbraio, il primo che ho letto (e forse non è stato un caso):"Ma la morte anche questo mi insegna: non a capire. Ad accettare." Ora accettiamo, un giorno capiremo.
E magari capiremo che il dolore di una madre per la perdita di un figlio non è diverso dal dolore di in figlio per la perdita della madre soprattutto quando i ruoli, per il passare degli anni, si sono invertiti così che chi era grande un tempo, e accudiva, è tornato ad essere piccolo e chi era piccolo forse è riuscito a diventare grande.
Vorrei chiudere con le bellissime parole di uno dei miei poeti preferiti, parole piene di serenità pur trattando di un argomento per la maggior parte di noi esseri umani grigio e triste:

SOFFERENZA
Il tuo dolore è lo spezzarsi del guscio
che racchiude la tua capacità di comprendere.
E se potessi mantenere il cuore
sospeso in costante stupore
ai quotidiani miracoli della vita,
il dolore non ti sembrerebbe
meno meraviglioso della gioia;
e accetteresti le stagioni del tuo cuore,
come hai sempre accettato
le stagioni che passano sui tuoi campi.

Kahlil Gibran "Il Profeta"

Non è facile accettare, ancor più difficile capire, proviamo a farlo insieme perché ho capito che la solitudine è la cosa peggiore è il nostro sentirci soli a generare dolore e sofferenza.

Un forte abbraccio, gesto silente che dice più di mille parole.

Lila | Mercoledì, 9 giugno 2010 @09:00

Cam e Patrizia siete due persone sensibili e belle, posso solo darvi un abbraccio forte forte per dirvi coraggio e farvi sapere che ci sono tante persone che vi vogliono bene e che vogliono regalarvi un sorriso.

LISA | Mercoledì, 9 giugno 2010 @08:23

PATRIZIA FIORISTA, e CAM. I gesti del silenzio. In silenzio oggi ascolto le vostre parole e il vostro dolore.

Simona | Martedì, 8 giugno 2010 @23:45

Patri nei momenti peggiori diventa "la madre di una tomba", in quelli migliori "La madre di un angelo". La conosco, sono andata a trovare la sua bambina insieme a lei e davanti a lei il dolore dei miei due figli morti solo dopo 8 settimane (di gestazione) è quasi un'inezia. Ma solo chi ci passa "sa". Così come chi non è madre "non sa" cosa voglia dire passare una notte in bianco davanti a un figlio febbricitante o a un pronto soccorso. Entrambi sono solo grandi dolori che spesso non sono compresi da chi non li ha vissuti. Quello per un figlio nato morto o morto in grembo oppure per chi non riesce ad averlo sono dolori che purtroppo passano inosservati quando invece bisognerebbe dar loro più spazio, più parole, più attenzione. Solo quando accadono fatti di cronaca come quello di Nocera allora ci si interroga. Se siete forti, come credo, provate a digitare www.ciaolapo.it: è il luogo dei bimbi meteora, quei bimbi come la Marta della Patri a cui vanno il mio incommensurabile abbraccio e la mia totale empatia. Un saluto alla cara Lila: ti "leggo" sempre in gran forma e ne sono contenta.

aferdita | Martedì, 8 giugno 2010 @21:02

Oggi sono riduce di una notte insonnia e di tantissime ore dietro la porta di un pronto soccorso vicino a mia figlia . Mi sono scordata del mio ginocchio con menisco rotto che fatico a camminare, perché la preoccupazione e angoscia che ti prende per un figlio, oltrepassa tutto. Ma lo so, che domani tutto sarà passato, e quasi mi vergogno davanti a tutto quel dolore che provano chi i figli non li ha, perché li ha persi prima di vederli nascere. Le parole di Patri sono come una spada conficcata al cuore. Li vorrei dare un abbraccio forte forte, perché le parole mi sembrano di tropo. Un forte abbraccio anche a Cam. e li voglio dire di essere stato molto fortunato per aver vissuto sempre vicino a sua madre, che l'ha accompagnata nel difficile camino

micheline | Martedì, 8 giugno 2010 @19:40

Cam hai risvegliato in me emozioni che erano sopite,ma che meravigliosamente con la tua descrizione ho finalmente capito.Ho sempre voluto pensare che la mia mamma se ne fosse andata con dispiacere e invece mi hai ricordato che se ne è andata con il sorriso,serena di attraversare quella porta.Io l'ho potuta riabbracciare un mese dopo,un forte abbraccio per dirmi,in un momento in cui avevo terribilmente bisogno di lei,che era lì con me sempre e che mai mi avrebbe lasciato.Ho pianto tanto e lei mi ha accarezzato come forse non aveva mai fatto...è stata una bellissima sensazione,mai più ritornata.Ora a distanza di 8 anni lei è sempre vicina a me,mi manca sempre,tanto.E' vero Patrizia non sei madre di una tomba,ma di un bellissimo angelo che ti è sempre vicino.
Bè quando accudiamo il nostro consorte diveniamo madri per istinto,e lo facciamo alla stessa maniera come se fosse un figlio.

Lina | Martedì, 8 giugno 2010 @19:25

Bentornato Cam, hai avuto il doloroso privilegio di aver potuto seguire, passo passo, il grande,misterioso distacco. Berllissime parole, profondo pensiero il tuo. Grazie

Cam un po\' triste | Martedì, 8 giugno 2010 @17:43

Nelle ultime settimane quante notte passate insonni, sveglio a sentire lamenti e rantoli, a cercare di decifrare smorfie e cogliere sorrisi improvvisi e fuggenti. Alle 5 e 50 di una mattina come tante altre, quando il sole faceva capolino all'orizzonte gli occhi si sono spalancati all'improvviso, un bellissimo sorriso, una forte e misteriosa stretta di mano e - mano nella mano - lei ha deciso di partire per una nuova misteriosa avventura attraversando le colonne d'Ercole di questa vita terrena. Se ne è andata e mi ha lasciato in eredità la cosa più bella che un essere umano ci può lasciare: il suo Amore e un sorriso.
Così è cominciato il mio "lungo dopo" che mi è compagno in questi giorni, giorni in cui le parole sembrano suonare mute come rintocchi di una campana nel vuoto assoluto.
Eppure io ho voluto subito parlare, parlarti, scrivere, scriverti, raccontare e raccontarti e l'ho fatto in occasione di quell'ultimo saluto che tutti ti abbiamo fatto con occhi arrossati e gonfi di lacrime, liquido agrodolce dove si mischiavano dolore e gioia: sì gioia per averti visto serena. Serena per la prima, forse unica, volta nella tua vita.
Questo il ricordo che porterò sempre con me come spero sempre con te sarà il mio immenso Grazie a te donna che con tanto amore mi hai cullato tenendomi tra le tue braccia, stringendomi al tuo petto tutte le volte in cui io ne sentivo il bisogno.
Tu ora hai cambiato dimensione, non ti posso più abbracciare ma sei ancora viva in me come in ognuna di quella persone che tu hai amato, anche solo un po' e magari in modo strano e difficile da capire, in questa vita.

Patri fiorista tu non sei madre di una tomba ma di un angelo che è lassù e soprattutto è dentro te e un po' anche nel cuori di ognuno di noi. E' difficile trovare serenità, farsi una ragione per eventi che noi, nella nostra limitatezza, non riusciamo a comprendere ma quelle 39 settimane di amore immenso e gioioso che voi vi siete scambiati a vicenda sono qualcosa di meraviglioso che ti devono riempire il cuore per ogni istante della tua vita e riempirlo di gioia non di dolore. Queste non sono parole ma emozioni che mi frullano dentro in un momento in cui è come se una centrale nucleare fosse esplosa dentro il mio petto. Un abbraccio forte che forse ti trasmetterebbe i miei pensieri meglio di quanto non riescano a fare le mie parole.

Farfalla | Martedì, 8 giugno 2010 @17:02

Condivido, Carla, condivido.Patri, le tue rose, comprese le spine, sono anche le mie

patri fiorista | Martedì, 8 giugno 2010 @16:35

Sono stata la madre di mia madre quando si è ammalata,
la madre di mia sorella che aveva 3 anni quando nostra madre se ne è andata,sono stata la madre di mia figlia per 39 settimane,le più meravigliose della mia vita, ed ora sono la madre di una tomba.
Sono queste piccole cose che mi mancano così tanto,sono così amorevoli.
Grazie Lisa di avermi permesso di condividere con Voi ancora una volta
il mio dolore. Tante rose colorate Patri

clara | Martedì, 8 giugno 2010 @16:12

Guardarlo negli occhi e capire come si sente, sfiorargli con le labbra la fronte e capire se ha la febbre, svegliarsi innumerevoli volte la notte solo per dirgli:"la mamma è qui". Si diventa madre dal cuore....

carla | Martedì, 8 giugno 2010 @15:52

Credo che, da qualche parte, ci siano in noi gesti che ci appartengono da sempre come il camminare o il respirare...sono geneticamente imprintati in oguno di noi.
Non si tratta solo del diventare madre...

Erika | Martedì, 8 giugno 2010 @15:11

I commenti alle poesie del City mi fanno impazzire, poi quella di oggi è meravigliosa!!!
Sono mamma di un cucciolo di un anno e tre mesi e mi riconosco in questa scena.
Un bacio
Erika da Milano 20 anni
www.erikadecimo.blogspot.com

Marina | Martedì, 8 giugno 2010 @14:26

Gesti pensati e ripensati, oggetto, fino a poco tempo fa, d' invida per chi lo poteva fare, gesti eterni ed eccezionali, la mano sulla fronte, lo sguardo rassicurante, la coperta tirata su. E vengono come se fossero sempre stati i nostri, senza generare il minimo dubbio. Nelle madri, ma anche nei padri. Ieri mattina ho detto a mio marito stanotte mi sono svegliata e ho coperto jad almeno tre volte, lui mi dice pure io...

Lila | Martedì, 8 giugno 2010 @13:44

Io non posso dire di aver provato cosa vuol dire essere mamma è solo che quando vedo un bambino mi sciolgo come zucchero filato. A volte comunque è l'Amore con la A maiuscola che ci fa compiere i gesti verso gli altri e ci si trova a fare degli atti che mai avremmo creduto di poter fare senza pensare mai ai nostri sacrifici (questa esperienza l'ho vissuta come moglie)

Lele | Martedì, 8 giugno 2010 @11:14

Buongiorno Lisa, come sempre mi ritrovo nei tuoi versi. E' come leggere parti della propria vita, sempre, ogni giorno. Ed è meraviglioso.

Sara | Martedì, 8 giugno 2010 @10:12

Non e' la prima volta.
Sara' un caso.
Tu scrivi cose che io leggo.
Ritrovo momenti vissuti di recente.
Quello che scrivi oggi l'ho vissuto esattamente 6 notti fa.

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.