Lisa Corva

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La felicità delle piccole cose. (E Vienna reloaded).

Martedì, 29 giugno 2010 @08:46

"Poi, dall’armadio aperto, le giunge un sentore di sandalo. Prova un brivido di piacere nel prendere il sacchetto e affonda il naso nel tessuto setoso. La leggerezza dell’essere. Che ti prende in modo furtivo. Un istante prima pensi di essere travolto dal peso di tutto ciò che devi affrontare. E un istante dopo, un sacchetto di seta pieno di polvere di sandalo può miracolosamente alleviare quel peso insopportabile".
(Anita Nair)
La felicità delle piccole cose.

(Avevo incontrato Anita Nair anni fa, subito dopo l’uscita del suo romanzo più famoso, "Cuccette per signora", Neri Pozza. Mi ricordo ancora il tintinnìo dei bracciali sottilissimi che portano al polso, a volte anche alle caviglie, le donne indiane. La frase che ho scelto per il Buongiorno di City di oggi – e per quello del 10 giugno - è invece tratta dal suo ultimo romanzo, "L’arte di dimenticare", Guanda. Lei, una "moglie aziendale" lasciata dal marito; lui, un esperto di cicloni. Si incontrano, per caso. Dentro l'India di oggi, una storia d'amore e rinnovamento che sa di curry e frangipani)

Io invece sono appena tornata da Vienna. Dove ho fatto la giornalista glam cheap, o quasi. Ovvero: sono andata a una festa di un amico architetto, ho dormito in un albergo design dedicato alla città dove sono nata, e ho scritto in diretta un articolo per il Piccolo, il giorno dopo la festa, con il mio laptop, molto Carrie-style. Eccolo qui, rimaneggiato per voi: è uscito subito, domenica, sul Piccolo di Trieste, ovviamente.

A Trieste si parla sempre di Vienna, ma a Vienna non si parla (quasi) mai di Trieste. Fino a venerdì 25 giugno: quando, con una festa molto "Mitteleuropa reloaded", che si è tenuta, come è giusto visto che siamo nella capitale di un ex impero, sulla terrazza del Justiz Palast, un palazzo sontuosamente Ottocento che ora ospita il ministero della giustizia, l’architetto austriaco Peter Lorenz ha ribadito che il suo cuore è a Trieste. L’ha detto, e ripetuto, davanti agli ospiti venuti da quelle che un tempo erano le terre dell’impero: dall’Austria quindi, ma anche da Lubiana, e da Trieste appunto. E poi, visto che siamo nel 2010, da Milano, dalla Svizzera, da New York, da Hong Kong… L’ha ribadito e lo dimostra, da architetto, con le sue opere. A Vienna porta oggi la sua firma un hotel design: che si chiama semplicemente "Das Triest", ed è la ristrutturazione di quello che un tempo era la rimessa per cavalli e la locanda di sosta per tutte le carrozze che da Trieste andavano a Vienna (è in Wiedner Haupstrasse, accanto al capolavoro della Secessione che è la cupola dorata che ospita il Fregio di Beethoven di Klimt). Il "Das Triest" (http://www.dastriest.at/ ), ristrutturato in collaborazione con sir Terence Conran, uno dei guru mondiali del design d’interni (l’inglese che fondò sia Habitat che Conran Shop), parla di Trieste, e non solo nel nome. Tutte le camere, a partire dalle porte, hanno dettagli a forma di oblò (per pensare e far pensare al mare del golfo). E foto d’autore in bianco e nero raccontano Trieste: raccontano il Molo Audace, raccontano Piazza Unità… Anche il ristorante parla, se non di Trieste, dei dintorni, a partire dal nome "Collio". Trieste nostalgica? No: per Peter Lorenz è una Trieste contemporanea. E anche per l’associazione dei design hotel nel mondo, che ha accolto Das Triest tra i pochi alberghi eletti.
Buffo, pensare che a Vienna si parli e si pensi a una Trieste nuova, moderna, contemporanea: un pensiero che non molti triestini osano. Buffo, e bello, che a Vienna ci sia un albergo che porti il nome di Trieste, che alluda a Trieste, che faccia pensare a Trieste: ma non la Trieste di Joyce, di Svevo, dell’imperatrice Maria Teresa. No: una Trieste svecchiata, entrata finalmente nel nuovo millennio. Buffo, anche perché a Trieste invece si continua a pensare ai secoli passati; a Trieste tutto parla dei fasti antichi, e di una Vienna che non c’è più. E invece? "Invece bisognerebbe osare", dice Peter Lorenz, "per non rischiare che Trieste diventi un parco tematico dell’Ottocento, una Disneyland della nostalgia mitteleuropea". Lorenz, e con lui molti degli architetti presenti alla festa, vorrebbero osare. Lorenz, a dire la verità, ha già osato: con la sua casa "Sottolfaro", un piccolo capolavoro sotto al Faro della Vittoria (confesso: ci sono stata più volte a prendere un aperitivo in terrazza, è bellissima: http://www.domusweb.it/architecture/article.cfm?id=211416 ). Costruita lì, sulle terre ereditate dalla madre triestina (ed ecco spiegato, almeno in parte, il perché il cuore dell’architetto austriaco sia ancora sul golfo). Vetro, cemento e acciaio, addossato alla collina, una casa che ha il respiro di certe architetture australiane: una casa da cui si vede Trieste e il golfo. Quando Lorenz torna nel suo appartamento a "Sottolfaro" guarda Trieste e pensa: non pensa Maria Teresa, non pensa Svevo né Joyce, ma pensa quello che potrebbe diventare Trieste. Pensa al Porto Vecchio, di cui è innamorato: moli e magazzini abbandonati che a New York, a Barcellona, a Copenhagen, sono diventati altro, sono diventati negozi e ristoranti e alberghi, sono diventati vita e design.

Ce la farà Trieste a diventare altro? Io intanto mi sono goduta Vienna. E tutte le nuove architetture viennesi. E la felicità delle piccole cose a Vienna (che comprende la Wienerschnitzel mangiata alle cinque del pomeriggio in un vecchio caffè sotto i tigli, una fetta di Sachertorte, e la cupola dorata della Secessione che splende sotto il sole).

(Ah, dimenticavo una piccola notazione fashion: il look che mi è piaciuto di più alla festa era quello di una donna allegramente over 60. Capelli lilla: sì, capelli grigi lisci, tagliati dritti, con nuances lilla e viola; gioielli d’argento; un vestito color antracite, asimmetrico, portato sopra un paio di leggings. Sono andata ovviamente a farle i complimenti e a presentarmi, e dopo un primo momento in cui mi ha guardato sbalordita – mi rendo conto che non tutti sono abituati alla corvizzazione del mondo – mi ha fatto vedere meglio i leggings: neri, certo, ma a righe asimmetriche anche loro, quasi un po’ ragnatela, post-punk, davvero divertenti, soprattutto dopo i 60).

6 commenti

LISA | Mercoledì, 30 giugno 2010 @07:55

PASIONARIA ADDOLCITA dai macarons? Mi piace l'idea dei macarons glam cheap: non solo quelli di Ladurée, la mitica pasticceria parigina sbarcata anche a Milano, ma anche quelli di Abbiategrasso! Comunque non preoccuparti, non arrivano dalla Francia: vengono prodotti in loco. Puoi continuare ad addolcirti! (La cronaca 3 scrittori per 3, anzi facciamo 30, macarons, potete leggerla tornando al 22 di maggio).

Pasionaria Addolcita | Martedì, 29 giugno 2010 @21:14

Bella la tua cronaca Mitteleuropea, Lisa. Sulllo stile delle 60enni, io ho visto una signora anziana con i capelli tutti bianchi e le meches nere, ma il "sotto" era normale. Dopo avervi ammorbata con le mie cronache scolastiche oggi invece volevo rendervi partecipi dell'assaggio dei macarones. Lo dico perchè l'Autrice ha fatto pure un articolo. Me ne ha portati tre mia madre da Milano (beata lei) presi nella pasticceria DOC. Poi siamo andate con una mia zia a fare un giretto ad Abbiategrasso e cosa vedo al bar Besuschio, ll rinomato caffè dei portici? Ma i Macarones in vetrina! Eh sì, li fanno anche lì e anche da Peck. Domanda: ma arrivando dalla Francia il prodotto sarà fresco? Dal Besuschio sì visto che li hanno fatti stamattina. Ho fatto la comparazione: buoni entrambi, ma quelli del Besuschio sono un filo meno dolci. Allora anche qui siamo QUASI come in città. Quasi.

x. | Martedì, 29 giugno 2010 @16:07

He cometido el peor de los pecados
que un hombre puede cometer.
No he sido feliz.

Ho commesso il peggiore dei peccati
che possa commettere un uomo.
Non sono stato felice.
(Jorge Luis Borges)

http://coverismi.blogspot.com/2010/06/su-quale-treno-della-notte-viaggierai.html

Sabrina | Martedì, 29 giugno 2010 @14:01

Lisa, dimenticavo: una cosa la perdono alle nostre amiche di Sex and the City, perchè devo dire che il film fa veramente morire dal ridere!

Sabrina | Martedì, 29 giugno 2010 @10:16

Ho guardato il sito dell'albergo: bello, ma è solo in inglese e tedesco... Ma un albergo intitolato a Trieste dovrebbe comprendere anche l'italiano tra le lingue, giusto? Se hanno bisogno di qualcuno che faccia la traduzione, mi offro volontaria. E' vero che le piccole cose ti alleggeriscono la mente e l'anima, è straordinario a volte come certi pensieri riescano ad essere rappresentati con le parole. Buona giornata

ANONIMO | Martedì, 29 giugno 2010 @09:22

Meglio la felicità di piccole cose o la FELICITA' DI UNA COSA GRANDISSIMA, IMMENSA, LEALE, SPONTANEA, INFINITA'?
COSA CHE SI E' PROVATA , VISSUTA E GODUTA E POI GETTATA AL VENTO PER PICCOLE COSE?

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.