Lisa Corva

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Il libro della tua vita.

Venerdì, 4 marzo 2011 @08:42

"Vivere come viveva, era come leggere un bel libro in una brutta traduzione."

(Henry James)

Non chiudere il libro della tua vita, non annoiarti per le frasi piatte, le parole sbagliate. Quello di cui hai bisogno, è soltanto una nuova traduzione.

La frase di oggi è tratta da uno dei miei romanzi preferiti, anche se ogni volta mi stupisco e arrabbio pensando a quello che (non) fa Isabel Archer, la protagonista, stregata dall’uomo sbagliato. Il libro è "Ritratto di signora", di Henry James. Bellissimo anche il film che ne trasse nel '96 Jane Campion, con Nicole Kidman e John Malkovich: ho sempre pensato che anche lei aveva amato così tanto il romanzo, e si era così tanto arrabbiata per Isabel, che almeno nel film volle lasciare una porta aperta, una possibilità per Isabel di riscrivere gli ultimi capitoli.

Il solito avviso del venerdì: ricordatevi che, ogni venerdì, c’è il mio Buongiorno anche in inglese. Basta cliccare sulla parte english, anzi "globish", del blog. E soprattutto, se volete mettere questo sito tra i preferiti, ricordatevi che ora sono lisacorva.com e non più it!

22 commenti

LISA | Martedì, 8 marzo 2011 @09:59

AMINTA: tanti anni di classico e non avevo neppure riconosciuto il pastore innamorato di Torquato Tasso! Ma che bello portare un nome così insolito, che racconta di una favola nel bosco, ninfe e satiri, ma con l'happy end. Benvenuta, Aminta, e spero che presto conoscerai anche le eroine dei miei libri, Emma e Stella.

Aminta | Lunedì, 7 marzo 2011 @23:42

Ho seguito le tracce, Lisa Corva. Aminta è una via di mezzo, non è un nickname e ti spiego: è stato un capriccio di mio padre, figlio di quella terra dove a volte le neonate venivano iscritte all'anagrafe come Idea Socialista oppure Falce. Ma erano ricordi del passato. Lui no, moderno e controcorrente. Mi voleva dare il il nome del pastore innamorato. mIa madre si oppose, quindi Aminta è diventato il mio secondo nome. Devo ringraziare Torquato Tasso.. Vivo in una bella città dell'Italia centrale. Mi piace ascoltare, in silenzio..Ho trascurato le norme del galateo, avrei dovuto presentarmi ieri. Buona serata a tutte e a tutti.

Cristina | Lunedì, 7 marzo 2011 @17:52

Pant pant ... arranco. Sono rimasta indietro.
In questi giorni sommersa da numerini e capi di abbigliamento da smistare e preparare suddivisi per articolo, taglia, colore e cliente.
Non era una prova quanto ho scritto, ma soltanto emozioni spesso soffocate e respinte nei fondali dell'anima, liberate forse avventatamente o forse no... come un libro abbandonato su una panchina in un luogo affollato, ad attendere qualcuno che si accorga del suo esserci. Della sua storia. Quella stampata con l'inchiostro e quella racchiusa tra le righe, nelle invisibili impronte di pieghe, sguardi, indugi, domanda e sottolineature.
Dopo quelle iniziali parole ora sento di dover liberare un abbraccio leggero come ali di quella falena per tutte voi che mi avete risposto. Un grazie che si posa qui, senza paura, scusandosi del ritardo e di tutto questo silenzio.
Farò tesoro dei vostri incoraggiamenti e proverò anch'io a pensare a un piano B, come quanto raccontato da Simona.
A proposito, Simona, io trovo che insegnare sia un lavoro bellissimo! Certo, in questo momento, sottostimato e in balia di tagli, polemiche e miriadi di incertezze, ma io penso al suo valore. Al valore che ha sempre avuto. A quella possibilità (forse un po' troppo idealista, ma tant'è) di accendere un fuoco e non di riempire un secchio.
Mi fermo qui, altrimenti rischio di andare fuori tema... e di confondere il messaggio più importante, ovvero quel grazie trascritto poco fa e che vorrei vi raggiungesse tutte.
Infine, per concludere, un sorriso... anche di sfida se volete, a quei pensieri aggrovigliati che vanno e vengono come nuvole.
O come ombre. L'altro risvolto di una me stessa che tinge schegge riflesse nell'inchiostro.
L'ho letto Lisa il libro di Chicca Gagliardo. Bellissimo. Ipnotico e surreale. Mi ha fatto pensare a Munch.

LISA | Lunedì, 7 marzo 2011 @08:18

FIORENZACCIA, basta polemiche! AMINTA: nome bellissimo. E' il tuo? O il nickname? (E, visto che è la prima volta che scrivi, mi racconti da che città mi leggi? E come sei arrivata qui? Sei un'amica di Stella, di Emma, o hai seguito le tracce dei Buongiorno?)

Fiorenzaccia | Lunedì, 7 marzo 2011 @01:57

II piano Zeta: "perché " vuole l' accento acuto. Fa' la brava docente non solo per la pagnotta, e impara cosa significa la parola panegirico! Mi dileguo!!

Aminta | Domenica, 6 marzo 2011 @23:39

dopo tante parole di sostegno Cristina tace. Non sarà stata la sua semplicemente una...prova d'artista? Bè, forse sono un pò diffidente. Però è brava.
Non posto mai ma seguo, eccome se seguo.E quante ne sento.

cigno | Domenica, 6 marzo 2011 @20:00

Il libro della mia vita: l'album dei ricordi. Il titolo di questo post mi ha riportato subito a questo pensiero. E a questo stato d'animo. Ho tanti libri pieni di sottolineature. Ma le foto, i ricordi....

Si alzò e iniziò a sfogliare vecchi album di fotografie. Ricordi, passioni, viaggi, musiche impresse nella memoria scivolavano ora attraverso le sue dita.
Sguardi.
E una luce: quella dei suoi stessi occhi.

Trascorse del tempo analizzando foto più recenti. Spente.

Si fermò così a pensare che ogni qualvolta si trovava di fronte ad una superficie riflettente era sempre alla ricerca della stessa cosa: quella luce. Ed ora non aveva dubbi: la rivoleva. Anzi, ne voleva una che brillasse ancora di più. Rivoleva se stessa. Ad ogni costo.

Giusy d\'antan | Domenica, 6 marzo 2011 @14:00

Aggiungo: anche quelle scritte da altre sconosciute più sensibili e brave di me. Accetti un abbraccio virtuale?

Giusy d'antan | Domenica, 6 marzo 2011 @13:57

ciao, Cristina, ho sempre apprezzato i tuoi commenti e ho letto con l'attenzione di cui sono capace anche l'ultimo tuo scritto. Sai cosa ti dico? Non riesco a trovare parole di conforto o di sostegno valide per te, soprattutto perchè arrivano da una sconosciuta come la scrivente. Unico consiglio: leggi bene le parole di Lisa.

LISA | Domenica, 6 marzo 2011 @10:20

Soffio via le polemiche e torno al titolo del Buongiorno di oggi: "Il libro della tua vita". Per dire, a CRISTINA ma non solo a lei, due cose. La prima è che un libro si può sempre "liberare", come una valigia piena di cose che non ci servono più: magari in un BookSwap, come quello che si tiene domenica 6 marzo a Milano. (Milanesi, andateci! Sarà divertente). Per trovare un altro libro, un altro futuro...
La seconda è che le sottolineature nel nostro libro magari diventeranno pezzi di diario per noi, da rileggere in futuro, messaggi a ciò che diventeremo; o messaggi da decifrare per chi prenderà il libro nelle mani. Come racconta Chicca Cagliardo, amica e scrittrice (ricordate il suo "Lo sguardo dell’ombra", Ponte alle Grazie, storia di un’ombra che si è staccata da un corpo, e si aggira per il centro di Milano, finché incontra una donna che profuma di riccio di castagna chiuso, il profumo della passione spenta?), che andrà al BookSwap milanese, e che scrive: "quando leggi un libro già sottolineato è come fare un viaggio trovando le impronte che un altro viaggiatore ha lasciato"...

http://hounlibrointesta.style.it/155/domenica-faro-bookswap-e-qui-vi-confesso-una-mia-perversione-libresca

Il piano zeta | Domenica, 6 marzo 2011 @00:18

"commenti" non "comenti", ops, altrimenti mi tacci anche di analfabetismo.

Il piano zeta | Domenica, 6 marzo 2011 @00:16

E wai Fiorenza, quanto ti piaccio, vero? I commenti ai miei post trasudano simpatia perciò evito di stare a spiegarti l'alfabeto della mia vita e delle mie scelte nè il succo dei miei comenti su qualsiasi argomento che a te sembrano sempre senza senso. Penso proprio di non rispondere più alle tue sciocche provocazioni in quanto mi hanno davvero stancata perchè non è la prima volta che ti rivolgi a me con superiorità attaccandomi in continuazione. Perchè sprecare e perdere tempo con te?

Fiorenza | Sabato, 5 marzo 2011 @21:29

Sono ancora qui, poi chiudo: mi spieghi, Docente dov'è il tuo panegirico? lo sto cercando ma non lo trovo: scusa, io non insegno nemmeno in serie A, e mi inquieta il tuo piano alfabetico. Cristina, scusa la polemica! magari ti farà sorridere. ti sono vicina e ti capisco.

Fiorenza | Sabato, 5 marzo 2011 @20:03

magnifIco sentir dire a una Docente che il suo piano B è l'insegnamento! Veramente, un gran favore a chi pensa che questa professione sia considerata solo un ripiego.

Lady Chatterley | Sabato, 5 marzo 2011 @18:46

Facendo un calcolo approssimativo, tu, Cristina, dovresti essere sui 34/35 , di sicuro sei carina ma soprattutto intelligente e preparata, quindi mi chiedo il motivo del tuo malessere. Sarò superficiale e di chiedo scusa. Non sono certa che ti servano consigli o incoraggiamenti, non so, non so. Penso solo che tutto dipende da te stessa e dalla tua autostima. Ciao!

Simona | Sabato, 5 marzo 2011 @18:09

Ciao Cristina, il tuo messaggio mi ha molto colpita. Anch'io come te - erano i primi anni '90 - ho dovuto cambiare strada lavorativa e con essa ho buttato via i sogni dei 20 anni. Ora svolgo un lavoro - insegno - che ritengo un piano B, e che mi ha stancata. Così ho tirato fuori un piano C - la collaborazione in alcuni giornali locali - che non mi fa guadagnare nulla (di scrittura non si campa o si campa male), ma mi fa andare avanti e accettare il quotidiano piano B che mi dà uno stipendio. Tutto questo panegirico per dirti che nonostante tu abbia collezionato delusioni non posso pensarti come una falena che continua a sbattere le ali senza avere via d'uscita. Le vie per uscire esistono o meglio, esistono delle alternative fatte purtroppo di compromessi. Lo so, quando si è idealisti, sensibili e puri ciò è difficile da accettare, ma se si coltiva la nostra interiorità cercando il bello e il positivo delle situazioni, prima o poi la via si trova. Ti auguro tutto il bene possibile.

farfalla | Venerdì, 4 marzo 2011 @16:32

ciao, falena Cristina, anche tu sei stata un bruco, esattamente come me, che mi illudo di avere ali variopinte. Entrambe possiamo cadere nella trappola. Tu della luce, io del retino di chi vuole trafiggermi con uno spillo.Ma non ci sto! il lavoro che svolgi non sarà adeguato alle tue capacità, suppongo. Sei in buona compagnia. Vola, Vola anche tu e sorridi a alla vita, anche fra le lacrime: si asciugheranno presto, con un battito d'ali.

claudia mdg | Venerdì, 4 marzo 2011 @15:59

Cristina, le parole sono pipistrelli e falene solo se te le tieni dentro: oggi hai aperto la finestra e ne hai liberate tante, se guardi fuori vedrai che la vita non si è fermata nel 1995, se guardi nello specchio potresti vedere che la falena è una farfalla pronta a volare.

Cristina | Venerdì, 4 marzo 2011 @12:01

Ciao Lisa,
grazie per questo messaggio nella bottiglia...
Gli anni 90 corrispondono al periodo della mia adolescenza. Nel 1995 mi sono diplomata.
Quegli anni però sono per me come una scatola preziosa. Una valigia, oramai perduta. Dentro vi erano custoditi sogni, speranze, l'idea di un futuro, avventure e disavventure. I primi amori e le prime delusioni.
Il mio primo articolo su un quotidiano locale. Il piacere dello studio e della scoperta.
Di questi tempi l'ultimo capitolo è difficile da riscrivere... perché è il futuro a non esserci più, insieme a molto delle cose che erano racchiuse in quella valigia.
Troppe strade sbagliate nel frattempo. Troppi vicoli ciechi. Troppe porte sprangate. Di quell'ieri, oggi, non mi rimangono che le parole, spesso consunte, ammaccate, rattoppate.
Ma con le parole, ormai lo so a memoria, non si vive.

Sabrina | Venerdì, 4 marzo 2011 @12:00

Non l'ho mai letto perchè mi sembra un libro noioso, ma forse invece non lo è. Adesso sto leggendo "I passi dell'amore"... L'ho iniziato tre volte e mai concluso perchè so la fine è triste e non voglio mai arrivarci. Stavolta invece mi sento pronta, forse perchè è comunque una bella storia d'amore, anche se non a lieto fine.

LISA | Venerdì, 4 marzo 2011 @11:14

CRISTINA, "i giorni uguali ai giorni"... Cos'è successo nella tua vita nel 1995? (Ma, in ogni caso, fai come Jane Campion: riscrivi l'ultimo capitolo. Isabel reloaded. Così, almento, ti auguro).

Cristina | Venerdì, 4 marzo 2011 @11:03

Più che un pensiero, una lettera.
Una lettera strappata e non spedita. Lacrime accartocciate, perchè oggi mi sento esattamente come scrisse Henry James.
Scava un buco il ricordo di Isabel Archer. Tutti i sogni e le speranze che in un giorno qualunque, avventatamente, le affidai.
Ieri - oggi.
Nel mezzo l'inesprimibile sucida sospintosi giù da una frattura sempre più larga, come la traccia di una lama, sulla pelle, sulla superficie della vita.
Ciao A.,
come stai?
Io non saprei. Nel senso che è da un po' di tempo che mi porto appresso malesseri vari... forse inquietudini taciute, lacrime respinte indietro. Non lo so.... Mi sto di nuovo perdendo.
I miei cercano di spronarmi, dicendomi dai fatti forza, datti coraggio, vedrai domani andrà meglio. Ma non funziona.
E poi prima di chiudere la porta alle loro spalle, aggiungono: non lasciarti andare giù.
Ed io rimango dentro una stanza silenziosa in compagnia di quelle parole, che aleggiano come pipistrelli... o come falene in trappola. Anche se la falena sono io.
Perchè non c'è niente a cui aggrapparmi per non lasciarmi andare giù. Nulla per cui valga la pena tirarsi su. E' come se fossi improvvisamente diventata cieca. Più niente dinanzi allo sguardo, soltanto questa estrema pesante stanchezza, come quando hai l'influenza alle ossa e tutti i muscoli sono flaccidi e indolenziti, ed ogni gesto ti costa uno sforzo indicibile.
Oggi e domani mi aspetta il caos del magazzino, con tutti i capi di
abbigliamento da raggruppare, le bolle di consegna, le fatture....
Non c'è via di uscita. Non ho idee. Non ho stimoli. Non ho più passioni.
Quando pesavo meno di 38 kg mi arrampicavo sugli scalini dei ponti, d'estate facevo esercizio sulla sabbia asciutta perché non potevo arrivare trafelata al prossimo esame in programma... l'università mi traeva in salvo e mi dava la spinta. Adesso non c'è più niente.
In compenso ho iniziato una terapia omeopatica per l'ansia, dato che cammino per casa ansimando, cercando l'aria. Riscaldamento spento, perché altrimenti ho la sensazione di soffocare.
Chi mi sta intorno minimizza. Io non sto bene con questo nulla, ma nemmeno circondata da numeri e conteggi.
Com'è potuto accadere? Qual'è l'esatto momento in cui mi sono sfuggite le redini della mia vita? Quando le ho svendute alla fatalità e ai giorni uguali ai giorni?
Non so indicare un tempo preciso, so che tutto in me si è fermato al 1995.
Tutto.
Dall'anno successivo in poi non si salva nulla. E' il nulla. Voragini di vuoti e di errori.
E non riesco a sciogliere tutti questi nodi. Ci provo, credimi. Ogni giorno mi sforzo, ma la vita mi mette al tappeto. L'alba si accende ed io mi spengo.
Nemmeno queste parole riescono a ripercorrere l'intero percorso e si sfaldano prima. Mancando l'obiettivo. La sintesi, una qualche conclusione.
Intanto aspetto di sapere l'ora in cui farmi sommergere da abiti e numeri.
Sempre così. Tutto all'ultimo, tutto in forse... Navigo nell'incertezza.
Se devi uscire per qualcosa di tuo, rinunci. Continui a svenderti al ribasso.
Sempre più al ribasso.
Finché diventi tu stessa quel nulla che fissi con occhi vitrei e opachi.
Rassegnati.
Se solo fosse già sera... e si potesse dormire. Dormire sempre e basta.
Una notte lunghissima, senza confini e senza fine.

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.