“E poi quello che stavi leggendo era il mio cuore”
(Murakami)
E poi quello che tieni in mano è il mio cuore.
“Stasera ti chiamo
per chiederti
se ero proprio io
quello che amava
così tanto”
(Sanlordseastate)
Quel che mi accendevi dentro.
In queste settimane ho affidato due Buongiorno al vento. Dico vento non a caso, perché il Buongiorno – come ormai vi siete accorti – lo scrivo ogni domenica, ed è un appuntamento prezioso anche per me, come una tazza di tè nel silenzio del mattino, mentre guardo il mare (bellissimo, piacere solitario quando mi sveglio a Trieste).
La frase di Murakami è tratta da un suo vecchio romanzo che ho appena finito di leggere, “La fine del mondo e il paese delle meraviglie” (Einaudi). Un viaggio onirico in un mondo parallelo, come sempre nelle sue pagine. E un po’ di dispiacere perché anche quest’anno non ha vinto il Nobel.
Mentre la poesia con una strana firma, Sanlordseastate (che in realtà è uno pseudonimo, di un poeta che vuole rimanere segreto), l’ho scoperta attraverso l’account Instagram di un uomo geniale che fa moda e non solo, Antonio Marras. E mi ha fatto pensare a quando una persona – di cui magari eravamo perdutamente innamorati – non ci “accende” più, non ci smuove più niente dentro. Ci ricordiamo com’eravamo: ma non c’è più elettricità. E un po’ ci dispiace…
Mi piace raccogliere belle parole, belle frasi ovunque, come le foglie che in questi giorni stanno cominciando a cadere per terra nei viali. L’importante è fermarsi, prenderle in mano – anche le poesie si tengono in mano, non trovate? – e lasciare che ci accarezzino.
