“Non amo il lavoro, nessuno lo ama; ma mi piace quel che avviene di trovare nel lavoro, l’occasione di scoprire se stessi”
(Joseph Conrad)
Io ho imparato, scrivendo, che sono – siamo – fatti a strati. Scrivere è svelare, non solo raccontare. E tu che cos’hai scoperto, di te, lavorando?
Il Buongiorno di oggi viene da “Cuore di tenebra” (Einaudi), un piccolo classico che mi aspettava da anni, ancora incellofanato, nella pila dei #librichemiaspettano. Lo sto leggendo adesso. E quest’osservazione, che mi ha fatto molto pensare, è del protagonista, su un barcone su un fiume oscuro in Africa… Ho pensato che sono fortunata: il mio lavoro è raccontare il mondo, fuori e dentro di noi. Scrivendo, scopro nuovi universi – anche dentro di me. E ho scoperto, di me, che sono fatta a strati. Mi raccontato cos’avete scoperto di voi, lavorando? (Ah: io mai come adesso ho scoperto che mi piace lavorare. Forse perché non ho quasi più lavoro… Ma ho comunque, sempre, la scrittura).
E a proposito di Conrad, che non conoscevo e di cui non avevo mai letto nulla: mi affascina l’idea che prima navigò (quasi vent’anni), e poi scrisse. Non solo. A nove anni, davanti a una carta geografica dell’Africa, mise l’indice sulla “macchia bianca” (o “blank space”) che ne segnava la zona allora inesplorata e disse: quando sarò grande, andrò lì. Era il Congo, dove andò effettivamente nel 1890.
