Azzurrità. Voglio un po’ di Grecia nella mia vita.

“Non scordiamoli mai – disse – i buoni insegnamenti, quelli dell’arte greca. Sempre l’azzurro
di fianco al quotidiano”
(Ghiannis Ritsos)
Voglio un po’ di Grecia nella mia vita.

Sì, voglio un po’ di Grecia nella mia vita. Ulivi, isole, mare, il biancore accecante delle case, l’azzurrità. Ma anche gli insegnamenti della classicità, gli antichi dei ed eroi, “l’azzurro accanto al quotidiano”, appunto. La poesia di Ritsos, tratta da “Pietre, ripetizioni, sbarre” (Crocetti) è così bella che ve la riporto per intero.

“Non scordiamoli mai – disse – i buoni insegnamenti, quelli
dell’arte greca. Sempre l’azzurro di fianco
al quotidiano. Di fianco all’uomo: l’animale e l’oggetto –
un braccialetto al braccio della dea nuda; un fiore
caduto al suolo. Ricordate le belle raffigurazioni
sui nostri vasi di terracotta – gli dèi con gli uccelli e gli animali,
e insieme la lira, un martello, un pomo, la cassa, le tenaglie;
ah, e quella poesia in cui il dio, finito il suo lavoro,
tira dal fuoco i mantici, raccoglie gli attrezzi uno per uno
nella sua cassa d’argento; poi, con una spugna, s’asciuga
il viso, le mani, il collo muscoloso e l’irsuto petto.
Così, pulito e ordinato, esce la sera, appoggiandosi
sulle spalle degli adolescenti d’oro – opera delle sue mani
dotate di forza, pensiero e voce; esce per strada,
più maestoso di tutti, il dio claudicante, il dio lavoratore”.
(Ghiannis Ritsos)

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