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La parola amore esiste

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Sono nella mia “room of my own”, la mia stanza, circondata dall’ordine caotico – o meglio, disordine ordinato – di tutti i libri che mi hanno parlato negli anni, e penso: la parola amore esiste?

E quante volte, in quante pagine, silenziose eppure vive, ho incontrato la parola amore? Ho imparato la parola amore?

Ci penso da quando, qualche giorno fa, in un altro luogo a me caro denso di storie e libri, il Caffè San Marco a Trieste, ho incontrato una mia lettrice. Che mi ha detto, prendendo in mano il romanzo appena uscito di Nancy Mitford di cui le avevo parlato, “Rincorrendo l’amore”, Adelphi: “Questo lo prendo. Ma parla d’amore, vero?”. 

Sono entrata stamattina e sul tavolo ho trovato petali di rose.

Amore. Che parola stropicciata, eppure così brillante e luminosa. E quanto poco parliamo d’amore, dopo il fuoco bruciante dei vent’anni, dopo le prime delusioni, i divorzi, le amarezze. Poi arriviamo in una strana landa in cui magari sì, si parla di uomini (o della mancanza di), ma non d’amore. E quindi mi ha colpito che la mia lettrice al Caffè San Marco mi chiedesse un romanzo “d’amore”. Perché in realtà, sono quelli che cerco anch’io, a cui torno anch’io. Amore, passione, desiderio; parole che a volte sembrano stanche, vuote, finché non le sentiamo con il corpo, con la pelle. E questo, sì, succede a qualunque età. Quali libri d’amore, allora? Chiedo consiglio ai miei scaffali. Cosa vorrei leggere e rileggere? Nancy Mitford, certo, una delle sei aristocratiche sorelle Mitford degli anni Trenta, che in amore a dir la verità è stata non fortunatissima, visto che l’uomo che aveva scelto dopo il divorzio, Gaston, non credeva nella monogamia. Forse da lì, e dal suo essere meravigliosamente British, viene l’ironia con cui racconta avventure e  disavventure sentimentali. 

La nuova traduzione del libro di Nancy Mitford: The Pursuit of Love.

Ma poi vorrei rileggere tutta Jane Austen, forse anche per il modo in cui accarezza le sue eroine: andrà tutto bene, sembra dire, pagina dopo pagina. Bisogna crederci, sussurra; credere in sé, nella gentilezza, nell’ironia, nel cuore. E nel lieto fine. È questo allora che mi piace dei romanzi che parlano d’amore? Questo cercarsi, e trovarsi? È questo il motivo per cui non vorrei rileggere “Ritratto di signora”, ad esempio, di Henry James, grande libro su un uomo devastante e una donna che si lascia annientare? Anche questo è amore, certo, ma io che sono un’Incurably Romantic, un’inguaribile romantica (citazione da un altro bel romanzo, di Jeffrey Eugenides, “La trama del matrimonio”, Mondadori), voglio un amore che salvi. Che salvi almeno l’idea dell’amore. E quindi sfilo dagli scaffali “Notti bianche” di André Aciman (Guanda), un romanzo che è un perfetto meccanismo del desiderio, di una coppia che si incontra sotto Natale a Manhattan. Lui e lei si cercano e si sfuggono, mentre comincia a nevicare, come in una palla di neve di vetro, di quelle che teniamo sul tavolo. 

Jane Austen e Nancy Mitford insieme sui miei scaffali.

Aggiungo un libro che ho quasi dimenticato ma che nel 1992, quando è uscito, mi aveva commosso fino alle lacrime: “Possessione”, di Antonia Byatt (Einaudi), e che ho regalato a molte mie amiche. Una storia d’amore o meglio due, che si intrecciano, nel passato e presente: comincia con due giovani ricercatori, universitari, un uomo e una donna, a Londra, che trovano in biblioteca, dentro al libro appartenuto a un poeta vittoriano, dei fogli di una “minuta” di una lettera indirizzata a una donna misteriosa… (Lo riapro e sorpresa, c’è la sua dedica. L’emozione di averla conosciuta!).

Infine, tra i romanzi usciti in questi anni, “Scrittori e amanti” (Fazi) dell’americana Lily King. La storia di una donna che cerca, con molti errori, di scrivere, e di amare. E forse è un po’ anche la mia storia. 

Questo articolo ha 7 commenti.

  1. Carla

    Che dire?? Io ci credo alle favole, non necessariamente a un amore salvifico( anzi quello, ad essere sincera mi da un po’ fastidio) però lui e lei che si baciano e si amano per sempre, si quello mi piace tanto. E allora, rilancio i consigli di lettura con un libro che parla, in realtà di morte, per parlare di amore: Una questione di morte e di vita ed. da Neri pozza. Un amore che dura da 65 anni e che deve trovare il modo di finire. È delicato e commovente nella scrittura intima e delicata. Leggilo

  2. Lisa Corva

    Ne ho sentito parlare. E’ il libro scritto a quattro mani dallo psicanalista Irvin Yalom e dalla moglie Marilyn, malata terminale di cancro. Ma non ho avuto il coraggio di leggerlo, Carla…

  3. Carla

    Guarda non è per niente malinconico o doloroso, a me ha fatto fare pace con il senso della morte di questa pandemia…

  4. Tu sai

    Il mio bisogno d’amore nella vita e nei libri è paragonabile al bisogno di acqua in questi giorni di caldo demenziale.
    Per sognare, principalmente.
    Per godere di ogni dettaglio meraviglioso della vita.
    Per perseverare nell’essere ostinatamente romantica.
    Ho amato follemente Che tu sia per me il coltello, di Grossman, così estremo, così romantico, così paradossale e profondo. E quando ho conosciuto Grossman, quando l’ho sentito raccontare come lo ha scritto, ho capito che ogni libro che leggo deve contenere l’amore.
    E poi, carissima Lisa, anni dopo, ho sentito quanto siamo affini.

    1. Lisa Corva

      Grazie, Tu Sai, per avermi ricordato “Che tu sia per me il coltello”. Sono andata a cercarlo nei miei scaffali: mi piace quando i libri ci parlano. C’è una mia annotazione a matita, l’ho letto nel 2002. E soprattutto c’è una dedica di Grossman, che avevo intervistato. Emozione.

  5. Tu Sai

    Anche nel mio c’è una dedica di Grossman. Un’altra affinità.

  6. Michela

    Lessi Oceano mare di Baricco la prima volta, quando avevo 16 anni, mi piacque così tanto da ripromettermi di rileggerlo, un giorno. È successo, ben dopo, verso i miei 40. È stato ancora più intenso, questo romanzo che parla d’amore ha fatto da specchio. Riporto uno dei passaggi preferiti, ed è stato difficile scegliere. Il libro è ancora lì, sullo scaffale, come un richiamo attende di essere ancora letto, magari (mi piace pensare) in un altro momento evolutivo del mio percorso.

    Uno si costruisce grandi storie,

    questo è il fatto, e può andare avanti anni a crederci,

    non importa quanto pazze sono, e inverosimili,

    se le porta addosso,e basta.

    Si è anche felici, di cose del genere.

    Felici. E potrebbero non finire mai.

    Poi, un giorno, succede che si rompe qualcosa,

    nel cuore del gran marchingegno fantastico,

    tac, senza nessuna ragione,

    si rompe d’improvviso e tu rimani lì,

    senza capire come mai

    tutta quella favolosa storia non ce l’hai più addosso,

    ma davanti,

    come fosse la follia di un altro,

    e quell’altro sei tu.

    Tac. Alle volte basta un niente.

    Anche solo una domanda che affiora.

    Basta quello.

    (Alessandro Baricco, da “Oceano Mare”)

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