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Insieme, sulla Transiberiana

“Il treno avanza pulsando attraverso il paese innevato, deserto. Tutto è in movimento: la neve, l’acqua, l’aria, gli alberi, le nuvole, il vento, le città, i villaggi, gli uomini e i pensieri”

(Rosa Liksom)

La vita è ferma se la guardi da fermo. 

È difficile parlare di Russia in questo periodo, in questi giorni di guerra, ma io vi porto lo stesso sulla Transiberiana. Anche perché il Buongiorno viene da lì, da un libro che mi ha conquistato: “Scompartimento n° 6” (Iperborea). È il viaggio che fece l’autrice, la finlandese Rosa Liksom, negli anni Ottanta. E che adesso è diventato un film, candidato all’Oscar, con lo stesso nome, del giovane regista finlandese Juho Kuosmanen. L’ho appena visto, e mi è piaciuto molto anche il film: qualche dettaglio cambiato, ambientato negli anni Novanta, ma sempre lì, in quello scompartimento, con la neve fuori dai finestrini, la tristezza dentro, la voglia di esplorare il mondo. E la Russia, la Grande Madre Russia, che mi ha sempre conquistato, da quando, per la prima volta, senza capirci molto ho aperto Guerra e Pace. 

Mi è anche piaciuto il collegamento in diretta con il regista nella sua casa finlandese, dopo la prima: il suo faccione sorridente sul grande schermo, dopo i titoli di coda, che ci raccontava la sua passione per i treni, la scelta degli attori, il finale sorridente nel gelo… E a Rosa Liksom, il film è piaciuto? Gliel’ho chiesto: “Molto, l’ho già visto quattro volte e ogni volta ho scoperto dei dettagli diversi. Gli attori hanno davvero talento, e il film è riuscito a ricreare la stessa atmosfera del mio libro”. Concordo: la stessa atmosfera di viaggio, di scoperta, di viaggio anche interiore. Ecco la storia: la protagonista, una ragazza finlandese, parte da Mosca per andare nell’estremo freddo, a Murmansk, perché vuole vedere i “petroglifi”, delle incisioni rupestri. Non li vedremo mai, perché quella è solo la scusa, è un viaggio con il cuore spezzato, è un viaggio dentro di sè. E mentre dal finestrino passano stazioni e popoli, città dimenticate e distese di ghiaccio, mentre si scontra con il suo compagno di scompartimento, un russo brutale che sembra bere solo vodka (ma che in realtà non ha un cuore in inverno), lei pensa, ricorda, cambia. È questo che succede nei viaggi. Parti e torni diverso.

E la Transiberiana, viaggio mito, qui è raccontato due volte: nel libro, e nel film. Io che ho viaggiato tanto in treno nell’Est del mondo, da ragazza, ho ritrovato quei vagoni sporchi, quel senso di avventura e di imprevedibile, quelle stazioni nel nulla. 

Rosa Liksom scrive in maniera quasi cinematica, pagine che sono immagini, che scorrono veloci, pagine-poesia. L’avevo intervistata, per il Piccolo di Trieste, per un altro libro, tagliente e bello in maniera diversa, “La moglie del colonnello” (sempre Iperborea, anche questo tradotto dalla brava Delfina Sessa). La storia romanzata di una vita vera, quella di Anniki Kariniemi. Ma soprattutto, un libro su una terra magica, la Lapponia. Terra di renne e stagni remoti, di ghiacci e di gratitudine per la magnificenza del Nord, di fiori dal nome mai sentito: sono i cameneri, viola e rosa, che crescono selvaggi, accanto all’acqua. E le paludi che piacciono alla scrittrice: “uniche d’autunno con i loro colori brillanti”. Ho scoperto poi che Rosa Liksom abita a Helsinki, ma ha una piccola casa in Lapponia, nel villaggio dov’è nata, a Ylotornio. “Ed è in un paese vicino al mio che vissero Anniki Karinieni e il marito, il colonnello legato ai nazisti: di cui ho raccontato la storia. Scrivere di nazismo è importante perché il nazismo torna, non ci lascia, continua ad attrarre proseliti in Europa, persino in Germania”. Il suo dunque è un libro politico, come politico è il suo nom de plume… “Ho scelto, a 21 anni, di cambiare nome: non più Anni Ylävaara, ma Rosa Luxemburg, in omaggio a una donna combattente, forte e coraggiosa”. La rivoluzionaria socialista tedesca, assassinata nel 1919. Donne del Novecento. Donne prima di me, donne da non dimenticare.

Mi ha molto colpito questo cambiare nome, forse per darsi forza, forse per dare forza. Ma poi non mi sono trattenuta e le parlato anche… di moda. Sono io che leggo le persone anche attraverso gli abiti, che penso che gli abiti parlino? (Sì, lo penso, ed è anche il titolo dei miei podcast: se non li avete mai ascoltati, vi aspettano!).

Moda, dunque. Rosa Liksom mi ha raccontato che nel suo atelier (dipinge, oltre a scrivere) ha un “archivio” di abiti vintage. “Il mio marchio preferito? Il finlandese Marimekko”. E sì, Marimekko piace anche a me. Una delle cose che mi sono più divertita a visitare a Helsinki è proprio la fabbrica e l’outlet del brand. Fiori stilizzati, righe e pois.  Anche qui dietro c’è una donna forte, anzi due: Armi Ratia, che fondò Marimekko negli anni Cinquanta, e dichiarò che non avrebbe mai usato un motivo floreale nelle sue collezioni. E la designer Maija Isola che le “disobbedì” e creò i larghi, sorridenti papaveri rossi e fucsia di Unikko, il motivo flower power che Marimekko lanciò nel 1964. Papaveri a cui sono molto affezionata perché sono nati nel mio stesso anno, e infatti me li sono portati a casa: due canovacci da cucina che, ogni volta che li uso, mi fanno allegria.

Vi voglio però lasciare non con i fiori, ma con le parole di Rosa Liksom, nel vagone della Transiberiana: “E così si allontana Mosca nel suo manto invernale, la città blu acciaio riscaldata dal sole della sera. Si allontana Mosca con le sue luci, il suo traffico chiassoso, il girotondo delle sue chiese… Al di là del finestrino, sfrecciano via in un sibilo cento metri vuoti di treno merci. Questa è ancora Mosca: in una fossa fangosa un ammasso di prefabbricati di diciannove piani, dietro le finestre ghiacciate una luce timida e vacillante, cantieri, costruzioni non finite, squarci aperti nei muri… Davanti si apre una Russia sconosciuta, cristallizzata dal gelo, il treno fila sotto un firmamento stremato su cui spiccano astri luminosi, e si precipita a capofitto nel profondo della natura, verso l’opprimente oscurità di un cielo plumbeo senza stelle. Tutto è in movimento: la neve, l’acqua, l’aria, gli alberi, le nuvole, il vento, le città, i villaggi, gli uomini e i pensieri”. 

Tutto è in movimento. Anche noi. 

 

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