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Amare è attraversare un confine

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“Quella notte fecero l’amore, amandosi in quel modo che è un altro paese, un paese a sé stante, né mio né tuo”. 

(Nadine Gordimer) 

Perché amare è attraversare un confine.

Nadine Gordimer, quanto tempo. La frase di questo Buongiorno è tratta da “L’aggancio”, (Feltrinelli), un romanzo che ho letto tanti anni fa, la storia di una ragazza occidentale che si innamora di un ragazzo islamico: una storia di amore e di confini. La firma è di Nadine Gordimer, scrittrice sudafricana, Nobel per la letteratura nel 1991 (e morta nel 2014), una delle poche donne ad aver vinto il Nobel Letteratura (e una delle prime è stata la nostra dimenticata Grazia Deledda!). Il romanzo mi era molto piaciuto, come anche “Nessuno al mio fianco”, e anche la frase mi è rimasta dentro: perché innamorarsi è proprio così, è questo entrare – magari da clandestini – in un altro Paese, di cui magari non conosciamo neppure la lingua; per cui non abbiamo né visto, né passaporto. Un paese sconosciuto: quello dove si vive in due. Frase ancora più importante in un momento in cui i confini del mondo sono di nuovo segnati con prepotenza. Resistenza è dunque clandestinità? Saper attraversare, magari illegalmente, muri e confini?

Nadine Gordimer l’ha raccontato, così come ha raccontato, lei da bianca privilegiata, ma dalla parte di Mandela, il suo Sudafrica, e l’apartheid. Perché, come disse in un’intervista rilasciata poco prima del Nobel, “Ho usato la vita attorno a me. E la vita attorno a me era razzista. Sarei stata una scrittrice comunque. Ma nel mio Paese, scrivere voleva dire confrontarsi col razzismo”.

Intanto vorrei ricordare alcune scrittrici che hanno vinto il Nobel Letteratura, le cui pagine mi stanno a cuore: Grazia Deledda, certo, nel 1926, anche perché nacque in una Sardegna rurale da cui vennero anche i miei avi materni (poi finiti a Trieste, il porto della Mitteleuropa); Doris Lessing, nel 2007 (mitica la scena di lei che riceve l’annuncio del Nobel mentre torna a casa con la spesa e i carciofi); Alice Munro con i suoi racconti…

E due poetesse: Wislawa Szymborska nel 1996, “appartata ma non in disparte” a Cracovia (e i suoi libri, nei miei scaffali, tutti sottolineati); Louise Glück nel 2020, quanti Buongiorno le ho sfilato. Donne prima di noi. Parole preziose. Un invito alla lettura. E sottolineatura!

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