Dentro l’Anno Nuovo con Peter Cameron

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-Mi piace Capodanno, disse Kate.

-Lo so, è bello ricominciare da capo.

-Ma noi cominciamo solo quando nasciamo.

-Sì, però possiamo far finta di ricominciare. 

(Peter Cameron)

Il tuo abbraccio, un nuovo inizio.

Basta un abbraccio per ricominciare? Il primo Buongiorno del 2022 è tratto dall’ultimo libro di Peter Cameron, “Anno bisestile” (Adelphi). L’ultimo libro che in realtà è uno dei primi: “Leap Year” è stato scritto nel 1990, prima che ci fosse la pandemia, prima della dittatura dei telefonini nelle nostre vite, prima che il mondo si inclinasse e finisse tutto dentro uno smartphone. E queste frasi sono dal dialogo tra una mamma e la sua bambina, proprio la notte di Capodanno.

Mi è piaciuto il libro? Sì. Mi sono piaciute le storie intrecciate a Manhattan di amici e amori; divorzio, smarrimento, e quella sensazione impalpabile di quando ti innamori: la promessa magica di cominciare, ancora.

Sono parziale perché mi piacciono tutti i romanzi di Cameron, e sono stata molto contenta di averlo incontrato e intervistato, quando ancora viveva a New York: ricordo la sua casa a Manhattan, il tè che mi ha servito dentro tazze di porcellana così fine che sembrava madreperla. Ma forse era madreperla…

Negli anni l’ho intervistato tante volte, anche quando i suoi libri sono diventati film, da “Un giorno questo dolore ti sarà utile” (nel 2011, per la regia di Faenza) a “Quella sera dorata” (2009, diretto da James Ivory). E questa è una delle ultime interviste che gli ho fatto, per il Piccolo di Trieste, per “Cose che succedono la notte”, uscito nel 2020.

Il libro di Peter Cameron ci porta esattamente dove promette la (bellissima) copertina: dentro una notte dove succedono cose inaspettate. Non perdetevi il viaggio, perché lo scrittore americano ci ha regalato uno dei suoi romanzi più belli. Ed è proprio in treno, in uno scompartimento d’altri tempi, rivestito in legno, che inizia “Cose che succedono la notte” (Adelphi, traduzione di Giuseppina Oneto). Una coppia prigioniera di un dolore che ancora non sappiamo, attraversa un paese gelido dove nevica sempre, e arriva in un Grand Hotel vuoto, delabré, magnificente. Tutto è misterioso e tutto è cupo, e forse proprio per questo bellissimo: il bar dove il protagonista si rifugia a bere attraversando una tenda di perline vintage, le camere aperte da una chiave di ferro attaccata a un medaglione con la nappa (ce le siamo dimenticate, e anche i personaggi, che vivono in un mondo digitale come il nostro), i nomi incredibili di chi incontriamo (uno per tutti: Livia Pinheiro-Rima). Ma che cosa cerca la coppia sfinita e immalinconita, la donna e l’uomo, gli unici che rimangono senza nome, in questo estremo Nord del cuore? Un bambino: quello che non sono riusciti ad avere. Ma troveranno (anche) altro: delle rivelazioni su di sé e sull’amore, forse una promessa di pace. Intanto, dopo “Un giorno questo dolore ti sarà utile” e “Quella sera dorata”, i longseller di Cameron, noi troviamo Trieste nelle pagine, Trieste dove lo scrittore è stato qualche anno fa e che ha molto amato. Trieste e una pelliccia: “È d’orso, sa, d’orso russo, disse. Dio mio, come la adoro! L’ho comprata da una bielorussa nel 1938, a Trieste. Ha pianto quando se n’è separata. Era della madre, e forse della madre di sua madre. Dio solo sa quanti anni ha. Le pellicce durano, se ce ne prendiamo cura. La nostra pelle no, ma la pelliccia sì”. E a noi sembra davvero di vederla, in una bottega polverosa di giacche, bicchieri e tazze, come ce ne sono tante in città vecchia. Dunque l’ha comprata davvero, una pelliccia d’orso a Trieste? Cameron sorride:

“No, ma sono un appassionato di vintage e il 90% dei miei abiti viene proprio da negozi di seconda mano. Trovati da qualche robivecchi, o su eBay”.

E invece come trova i nomi per i suoi personaggi, e per i luoghi? Incredibili e incredibilmente evocativi, come il Borgarfyaroasysla Grand Imperial Hotel…

“Man mano che scrivo. E spesso, mentre dipano la storia, li conosco meglio, e quindi li cambio. Soprattutto in questo libro ho pensato molto ai nomi, se ci rappresentano o no, e quanto le nostre identità siano molto più complesse dei nomi che portiamo”.

Il libro si apre con una coppia che viaggia in treno, verso i confini del mondo. Viene da pensare che l’abbia incontrata davvero.

“Quindici anni fa ero su un treno che costeggiava il fiume Hudson, in Upstate New York. Era inverno, il paesaggio – bellissimo – era innevato, e ho avuto la sensazione che parallelo al mio viaggiasse un altro treno, un treno fantasma con solo due persone a bordo. Mi sono chiesto chi fossero, dove fossero diretti: li ho seguiti nei miei pensieri, e ho scritto il libro”.

A un certo punto la donna, in uno dei litigi, o forse rivelazioni, più potenti del libro, dice al marito che non ha mai voluto la sua gentilezza, perché: “Non ha niente a che fare con l’amore. La gentilezza – che parola orrenda! La riserviamo a chi non amiamo, a chi non possiamo amare. Siamo gentili con quelli che non amiamo proprio perché non li amiamo”. Dichiarazione pesante. Ci crede davvero?

“Non è importante quello che penso io. Trovo che l’esperienza di chi legge sia sacra, e tale deve  rimanere; non voglio interferire. Questo è il motivo per cui scrivo fiction e non saggi. I miei sono accenni, indizi, non dichiarazioni”.

Sarebbe stato bello fare quest’intervista nel bar silenzioso, buio e accogliente del suo Grand Hotel. Esiste davvero?

“Magari! Ho passato tutta la vita a cercare un posto esattamente così, un bar, preferibilmente in un albergo, che offra il rifugio perfetto”. 

Peter, una promessa: quando torni a Trieste ti porterò invece in un caffè. Magari il mio preferito, il Caffè San Marco, con la libreria dentro.

Questo articolo ha 6 commenti.

  1. Sam70

    Buongiorno Lisa e buon anno!
    Di Cameron ho letto poco tempo fa – in pieno lock down – Quella sera dorata. E nella sua atipicità (io di solito leggo altri generi – oddio non è poi così vero perché leggo un po’ di tutto!) mi ha colpito molto positivamente pur non suscitando in me il desiderio di leggere altro di Cameron. Tu invece mi hai incuriosito, mi hai fatto venire voglia di conoscere quella coppia, di salire su quel treno e di soggiornare in quel Grand Hotel… Penso che sia un dono ispirare la lettura, perché purtroppo leggere è diventata un’attività sempre più rara.
    Quindi, come sempre, grazie.

    1. Lisa Corva

      Grazie Sam70. Cameron è davvero uno dei miei scrittori preferiti. E gli ultimi due pubblicati da Adelphi, quelli di cui parlo, hanno anche delle delle bellissime copertine. Un piacere in più.

  2. Carla

    Io lo adoro! Ho visto l’uscita in libreria e aspettavo che qualcuno ne parlasse per vedere se ne valeva la pena. Quindi, Lisa, il.responso su libro è positivo?

    1. Lisa Corva

      Carla, consiglio! Ha un ritmo narrativo più semplice rispetto ai suoi ultimi romanzi, meno criptico e onirico, ma Anno Bisestile è stato scritto nel 1990, quando forse eravamo tutti più semplici. E poi c’è una New York che amo.

  3. The Country Corner

    Grazie del bel consiglio, lo leggerò con piacere!

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