La mia terra è il mio mare.

“Credo che sia stata fondamentale per me l’esperienza di quella grande apertura del golfo di Trieste, un mare in sé modesto ma che dà il senso dell’aperto, l’orizzonte sconfinato che sembra preludere ad altri, più grandi mari e oceani.
Quell’apertura, come avrei imparato e capito più tardi, non è soltanto fisica ma anche culturale, umana: il golfo di Trieste si protende dall’Italia verso la Slovenia e la Croazia e anche se quelle coste slovene e croate facevano un tempo parte dell’Italia ed erano popolate da molti italiani, quel mare suggerisce l’incontro e la mescolanza di civiltà e culture, è l’Adriatico italiano (soprattutto veneto) e slavo.
Quel mare, il mio mare, non è un mare di sabbia, ma un mare di scoglio e di roccia bianca, di acqua subito profonda e intensamente blu; è l’estremo lembo del mare greco e dalmata, che arriva sino a Duino, che segna la frontiera del mio Adriatico. È il mare del golfo di Trieste che, quando si arriva da Occidente, a Sistiana, si apre all’improvviso alla vita. Grande, come una stendhaliana promesse de bonheur, una promessa di felicità che per un attimo s’identifica con Trieste e che Trieste provvede presto a smentire, come è accaduto tante volte nella storia”.
(Claudio Magris)
La mia terra è il mio mare.

Ho ricopiato qui tutta la pagina di “I mari di Trieste”, Bompiani, una raccolta di racconti sui mari e i “bagni” di Trieste, da cui ho sfilato la frase per il mio Buongiorno. La mia terra è il mio mare, l’ho pensato adesso, una volta di più, tornando in barca alla Marina San Giusto a Trieste. La mia terra è il mio mare. La felicità dell’acqua, delle isole, e di quei porti in cui entri al mattino, con infinita gioia, per la prima volta: le parole sono di Kavafis, la felicità è la mia.

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