Qui, ora.

“Avevi l’abitudine di andare ogni mattina a spiare l’arrivo della luce in giardino. Con in mano la prima tazza di caffè, coglievi la fortuna di esistere, di risvegliarti con la natura qui, in questo angolo del pianeta, di rianimarti e di toccare terra, prima di affrontare lo sforzo di vivere… Respiri avidamente il giorno nuovo, inedito, e capisci che questo, niente più di questo rappresenta ancora la felicità: bere l’aria scura”. 

(Colette Nys-Mazure) 
Qui, ora.

Il primo caffé del mattino, che poi per me è una tazza di té. Le frasi di Colette Nys-Mazure (una scrittrice belga di lingua francese, nata nel 1939), tratte da un libro di suoi pensieri regalato da una cara amica, mi seguono da anni; le ho usate spesso per le mie rubriche di frammenti poetici. E mi sono tornate in mente adesso, quando “l’affrontare lo sforzo di vivere”, in quest’anno di pandemia, sta diventando sempre più faticoso. Ma quella tazza è un momento solo per noi. “Bere l’aria scura”, fermarsi nel buio o nelle prime luci del mattino, sorseggiare l’attesa. Toccare terra. Dirsi: siamo qui.

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