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SJP, I Vestiti Per Dirlo

Che cosa mi è rimasto in mente delle prime due puntate di And Just Like That, che continuo a chiamare Sex and the City? Un abito. Anzi una mise, un outift, chiamatelo come volete: che avevo già visto nelle prime foto del set, ma che non avrei mai associato a quella scena. È il soprabito delicatamente rosa e l’abito plissé bianco che indossa lei, Sarah Jessica Parker ovvero Carrie. Due colori che non assocereste mai a un dolore, vero? Eppure. Eppure SJP li indossa ed è giusta, è vera con le sue rughe e i capelli biondo-grigi; è vera ed è “annichilita”, come ha detto una mia amica. Annichilita dal dolore e dallo shock (e no, non vi dirò di cosa si tratta, no spoiler come hanno fatto purtroppo tanti giornali italiani). Mi ha colpito forse perché Gli Abiti Parlano: è il titolo dei miei podcast (sì, piccola autopromozione come farebbe Carrie, che anche lei è diventata una podcaster; i miei li trovate qui, nella stanza delle parole). 

Perché ci credo, da sempre: gli abiti parlano, raccontano di noi. E mi sembra che Carrie e le sue amiche a Manhattan abbiano ritrovato le parole per dirlo. Non più per parlare di sesso, come nella mitica serie che ha cominciato a circolare alla fine degli anni Novanta (1998, per l’esattezza). Ora le parole ci servono per parlare di invecchiamento e morte: il nuovo tabù, almeno per le donne – e gli uomini – della mia generazione. E per parlare d’amore, certo. L’amore che è sempre intrecciato a tutto, a ogni cosa, che illumina ogni cosa, come la luce nel buio. “Love, loss and what I wore” era il titolo di un piccolo libro di un’illustratrice americana, Ilene Beckerman, che conservo nei miei scaffali. E che ha raccontato la sua vita attraverso i disegni dei suoi abiti. Amore, perdita, e quello che indossavo: esatto.

Mi sono sempre sentita molto vicina a SJP. Ho sempre detto scherzando che sono alta (bassa) come lei. Ci divide un anno, oltre alle decine di scarpe col tacco che io ormai ho archiviato nell’armadio e che lei continua spavaldamente a portare. “Portala alta”, e cito sempre la mia amica. “Kopf hoch”, come ripeto io a un’amica di Vienna. O “tits up”, come direbbe una versione più giovane di me. Portare con fierezza gli anni, le rughe, i dolori: quello che noi ex Sex and the City dobbiamo imparare sulla nostra pelle, e siamo forse la prima generazione a farlo. Sono molto curiosa di come andrà avanti And Just Like That. Ma per ora mi sembra molto bello poterne parlare con le mie amiche. E ora, anche con voi. 

Questo articolo ha un commento

  1. cristina nogara

    ho adorato sex and the city, il racconto di queste quattro donne così diverse fra loro, ognuna con caratteristiche precise. ho imparato molto da loro. soprattutto dall’iconica SJP, questo suo raccontarsi anche attraverso gli abiti, questo suo modo di descrivere la bellezza dei sentimenti, utilizzando il linguaggio dei suoi outfit . ed ora che mi ritrovo nuovamente identificata dalla loro età più grande, il nuovo stimolo e’ trovare una serenità di fronte alla fragilità delle rughe che incombono, ma che tanto dicono dei nostri sorrisi, risate, lacrime, di tutto quel mondo fatto di emozioni e che continua ad essere raccontato sempre attraverso i tessuti, le lunghezze, i colori dei vestiti che indossiamo e che inevitabilmente mutano con il proseguire in questo cammino meraviglioso che si chiama vita.

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