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Il mondo dentro una lettera

Questa è la storia di un’amicizia tra due scrittori, di una corrispondenza (vera e analogica, di carta, buste che arrivavano nella cassetta della posta, chi se lo ricorda ancora?). E anche della mia – disordinata – libreria. Insomma, un backstage di come nascono i Buongiorno, in questo caso gli ultimi due: parole sfilate a Philip Larkin e a Barbara Pym. 

Cominciamo da Philip.

“Sugli alberi spuntano le foglie

come qualcosa che sta per essere detto;

i germogli freschi si allentano e si distendono

in una verdezza simile al dolore”

(Philip Larkin)

Incerta, tenace primavera.  

Leggete che belli in inglese: 

“The trees are coming into leaf

like something almost being said;

The recent buds relax and spread,

their greenness is a kind of grief”

(Philip Larkin)

Volevo fotografarvi il libro da cui ho tratto i versi di Larkin, che è “Finestre alte”, uno di quei piccoli volumi bianchi Einaudi che colleziono. E invece non l’ho trovato (lo so, lo so, devo tenere la libreria più in ordine). Ho trovato però tutti i romanzi di Barbara Pym che avevo letto da ragazza. E, visto che la storia che vi volevo raccontare è quella della loro amicizia, ho pensato: forse è un segno! Così mi sono messa a cercare una frase per un altro Buongiorno, stavolta firmato da lei. A proposito: quelli che vedete sono dei paperback inglesi, ma in italiano la trovate pubblicata dalla casa editrice storica La Tartaruga (il suo primo editore in Italia) e Astoria.

Ed ecco il Buongiorno sfilato a Barbara:

“Forse ogni amore ha in sé qualcosa di ridicolo”

(Barbara Pym)

Fammi ridere e ti amerò per sempre.

Ovvero: 

“Perhaps all love had something of the ridiculous in it.” 

Ora vi regalo una fotografia in bianco e nero, sono loro due. Philip Larkin, serio bibliotecario e poeta vestito di tweed, cravatta sempre; ironico, caustico, e segretamente sciupafemmine (come amo questa vecchia parola), visto che aveva una compagna e un’amante parallela. Barbara Pym, un foulard al collo (erano gli anni in cui non si usciva mai senza), scarpe grosse, la piovosa meraviglia della campagna inglese degli anni Sessanta; anche lei con uno sguardo ironico e lieve, romantico ma divertito, sugli uomini e la vita. Vestiti di tweed, con le loro macchine da scrivere ormai per noi oggetto di antiquariato, hanno scritto e amato. E sono diventati amici. Di carta.

Sì, sulla carta è nato tutto: Larkin ha letto i romanzi di Barbara Pym, ne è diventato un fan, dichiarandola “nella tradizione di Jane Austen”. Ma l’Inghilterra che la Pym raccontava, nei suoi romanzi lievissimi con pioggia dentro e tazze di tè, è stata presto superata dai Roaring Sixties, gli anni della minigonna e della rivoluzione sessuale: a chi potevano interessare le sue storie così poco glam, così quiete, con parroci di campagna e timidi amori? Così la Pym è stata dimenticata; finché, nel 1977, Larkin la citò in un’inchiesta del Times Literary Supplement come autore più sottovalutato e dimenticato del Novecento. E gli editori ricominciarono ad accettare, dopo anni di rifiuti, i suoi libri. Ma forse ormai era tardi, anche per lei, che morì nel 1980.

Il Randolph Hotel a Oxford

L’amicizia tra Barbara Pym e Larkin era fatta, dunque,  di lettere: trovo fantastico pensare che si scrissero per quattordici anni, dal 1961, senza mai vedersi, per  incontrarsi poi per la prima volta a Oxford, al Randolph Hotel. Li immagino seduti a prendere un tè. O forse uno sherry… Buffo, vero? Penso a quelle buste che viaggiavano con calma, tutti quei pensieri e quei sorrisi d’inchiostro; penso a quanto delle nostre corrispondenze oggi – perché scriviamo, credo, molto più di allora – venga invece dissolto, bruciato nel digitale. Anni di whatsapp, di mail, di foto: tutto svanisce. Forse è un bene? Io per prima non scrivo più una lettera a mano da anni…

La mia collezione di Barbara Pym

Ma quanto ho amato quel mondo quieto e ironico di Barbara Pym. I suoi romanzi che sono tanti fotogrammi  di uno stesso film, episodi di una stessa serie; storie narrate in un paesino inglese, davanti a un tè con gli scones caldi e la marmellata. Storie che ti fanno sentire a casa, in un universo dove non può succedere niente di male. 

Ho conosciuto la Pym, credo, perché la pubblicò per prima La Tartaruga negli anni Ottanta, gloriosa casa editrice al femminile, copertine colorate come smarties. E poi, visto che all’epoca stavo studiando inglese, sono passata ai tascabili in lingua originale, quelli che vedete, tutti stropicciati. Li ho tirati fuori dalla mia libreria e ho ricominciato a leggerne uno, quello da cui viene il Buongiorno. Dentro, come segnalibro, una delle cartoline (di carta! arrivata per posta!) che il mio migliore amico, Olaf Nicolai, un artista di Berlino, mi manda da tutta la vita, anche se è sempre più difficile trovarle. Sospetto che ormai sia più che altro un gesto d’artista, ma mi piace lo stesso trovarle nella cassetta della posta; portare dentro un libro, tra le pagine, il suo ricordo di me.

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