Vieni, abbracciami.

“Nudo il tuo corpo,
autentico –
risposta definitiva al niente.
Vieni.”
(Ghiannis Ritsos)
Abbracciami.


Voglia di pelle nuda. Voglia di abbracci vietati. Ghiannis Ritsos, poeta del Novecento che ho conosciuto attraverso le belle raccolte di versi Crocetti, è questo: il desiderio, la pelle nuda, l’azzurrità della sua isola greca. Vi consiglio “Erotica”, soprattutto, ma anche “Pietre ripetizioni sbarre”, e “Molto tardi nella notte”, bei libri Crocetti con la copertina bianca quasi sgranata, bella anche da toccare, e la R nera di Ritsos.
Ritsos, nelle foto in bianco e nero che ci sono arrivate, quasi sempre con una sigaretta in mano, la lunga barba nera col pizzo, nacque nel 1909 a Monemvasìa, nel Peloponneso. Le quarte di copertina ce lo raccontano così: “Nella sua vita ha fatto di tutto: il copista per una banca, l’attore e il correttore di bozze. Militante di sinistra in una Grecia governata da dittature militari, più volte arrestato e deportato in vari campi di concentramento, i suoi libri bruciati e messi al bando, sia durante l’occupazione nazifascista della Grecia, sia durante la dittatura dei colonnelli, 1967-1974”. Muore nel 1990 ad Atene.
Ci rimangono le sue poesie, il sole accecante, la fiducia nell’umanità e nell’azzurrità.

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