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La luce tagliente dell’ombra 

“Hai gettato un’ombra bella e dura

Sui miei giorni inquieti. Intorno a essa

la luce si è fatta incredibilmente forte.

Mille strade d’un tratto sono andate verso il mare”.

(Henrik Nordbrandt)

La luce tagliente dell’ombra.

 

Mille strade d’un tratto sono andate verso il mare. Sì, queste parole del poeta danese mi fanno sempre pensare a Trieste. A come le strade scendono verso la mia città dal Carso. A quel rotolare e scivolare verso il golfo. 

Volevo raccontarvi questo, poi – proprio adesso, proprio oggi, mentre l’Ucraina viene bombardata – ho ascoltato una sua intervista, in cui racconta che è nato il 21 marzo 1945, sotto le bombe della seconda guerra mondiale. Un bambino nato sotto le bombe, come ha detto.  Un bimbo che disegnava edifici in fiamme, che ha cercato di scomparire con l’anoressia; e che poi, per festeggiare i suoi 22 anni, con il suo amore di allora, è andato in Grecia: pochi giorni dopo scoppiava la guerra civile, la dittatura dei colonnelli. Era il 1967. E i due ragazzi dovettero lasciare il Paese.

Ma in omaggio a Nordbrandt, alla sua ricerca di luce, alle sue poesie – lui che era un grande viaggiatore – scritte in tanti Paesi del mondo (questa è tratta da “Il nostro amore è come Bisanzio”, Donzelli), in omaggio a tutti i bambini nel mondo che nascono sotto le bombe, ecco, oggi vorrei parlare anche di luce e della promessa della primavera. Nonostante tutto.

 

 

 

Vi ricopio anche altri miei versi preferiti di Nordbrandt, che hanno dentro la cupezza di certi inverni non solo del Nord, ma inverni dell’anima e del mondo che sembrano non finire mai. E sì, penso non solo alle guerre, ma anche alla pandemia. 

 

“L’anno ha sedici mesi: novembre

dicembre, gennaio, febbraio, marzo, aprile

maggio, giugno, luglio, agosto, settembre

ottobre, novembre, novembre, novembre, novembre.” 

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