Lisa, cosa leggiamo quest’estate? Difficile dirlo, perché io sceglierei solo Wodehouse e Gerald Durrell, Zia Mame e Diary of a provincial lady… Se non fosse che li ho già letti (alcuni, anche riletti). Quindi quest’estate sto procedendo in un altro modo. Niente Premio Strega con le sue polemiche (che peraltro in genere ignoro, sia il premio che le polemiche). Invece, lascio che i libri mi vengano incontro. Alcuni li ho presi dagli scaffali della libreria di una zia che non c’è più; altri vengono da un bookcrossing “condominiale” che ho trovato in un viaggio. Le mie letture sono così: casuali, di scoperta. E vediamo cos’altro succederà.
MILANO DI NOTTE E UN AMORE. Il primo libro che mi è capitato tra le mani è “Un amore” di Dino Buzzati. Ci giravo intorno da tempo, anche perché nella mia vita milanese ho abitato, a un certo punto, nella casa, bellissima, dove visse anche Buzzati: la Casa della Fontana, davanti al Parco di Porta Venezia. E poi mi incuriosiva questo personaggio ombroso, giornalista ma anche scrittore, un po’ come cerco di fare io. La copia che ho trovato, con la copertina stupenda di un pittore come Enrico Baj, rovinata ma ancora potente, è del 1963, un anno prima che nascessi io. Che cosa racconta Buzzati? Un amore, certo. Quello di un cinquantenne per una ragazzina, forse ballerina alla Scala forse no, che si prostituisce. Ma racconta anche di una Milano che non ho mai conosciuto: quella ancora grigia di smog e di ricostruzione, dei primi soldi che abbagliano, e la città dell’insonne, “quell’ora inospitale e ingrata in cui non ci sono più desideri… guai a chi in una città si lascia sorprendere da quest’ora senza pietà”. Ma è soprattutto la storia di un amore cieco, a senso unico, un amore stupido, bellissimo e ossessivo come sanno essere solo certi amori. Un amore che incendia e fa star svegli di notte. Chi l’ha vissuto, si ritroverà.
LA FUGA SENZA FINE DELLA MITTELEUROPA. Dagli scaffali di mia zia Ileana ho preso anche un libro di Joseph Roth, “Fuga senza fine”, e il primo volume dell’autobiografia di Elias Canetti, “La lingua salvata” (entrambi Adelphi). Aprendo il libro di Roth, che pensavo (sbagliando) di aver già letto, mi sono accorta di una dedica scritta a matita: “Questo libro ti tocca leggerlo al buio, con gli occhi chiusi, vedrai che è bellissimo”. E la firma di un uomo, per mia zia che non si era mai sposata. Un amore, un amico? Non lo saprò mai, ed è giusto così. Ma mi piace l’idea che sia arrivato fino a me questo libro “da leggere a occhi chiusi”. La storia? Pubblicato nel 1927, è quella di Franz Tunda, un uomo in fuga: il giovane ufficiale asburgico che si ritrova prima prigioniero nelle steppe siberiane, poi cambiando lingua e bandiera nelle file dell’Armata Rossa, poi ancora Parigi e Berlino… Cercando una direzione, un senso. E una fidanzata-promessa sposa, persa forse per sempre. “L’amava due volte: come una meta e come una cosa perduta”. Ma qui importante non è l’amore, bensì questa fuga, senza documenti, senza soldi, senza progetti; persone che passano confini e destini. Penso a un libro che mi era piaciuto molto, i ricordi di una donna avventurosa, con ironia, tra le guerre e le trappole della Storia: Teffi (“Da Mosca al Mar Nero, Neri Pozza). E penso ai migranti ora nel mondo. “Il suo passato somigliava a un paese abbandonato per sempre, dove aveva trascorso anni insignificanti. La fotografia della fidanzata era un ricordo, come la cartolina illustrata di una strada in cui una volta abitavamo, il suo nome precedente, nel documento autentico…”.
Un uomo che attraversa destini e confini è anche Elias Canetti. “La lingua salvata” è il potente racconto di un’infanzia, a Rustschuk, sul basso Danubio (ai tempi Impero austroungarico, ora Bulgaria); e il racconto di una lingua: dallo spagnolo che parlava a casa, in una famiglia di ebrei sefarditi, l’inglese che impara in Inghilterra dove si trasferiscono i genitori, e poi il tedesco, il tedesco che aveva nelle orecchie perché era la lingua d’affezione dei genitori che si erano incontrati e innamorati a Vienna. Una lingua che diventa la sua: “die gerettete Zunge”. Ed è anche la fascinazione potente per i libri, per saper scrivere, per le parole; potente perché Canetti riesce a restituirla con lo stupore di un bambino, quello che lui è stato, quando ancora non sapeva leggere, e i libri eranouna magia. Ma non lo sono forse ancora, per tutti noi?
ROMA E UN COMMISSARIO. Molti di voi già lo conoscete: il commissario (anzi, vicequestore, come sottolinea sempre inferocito lui) Rocco Schiavone. Esiliato dalla sua Roma ad Aosta. Ed è proprio a Roma che l’ho incontrato, nel bookcrossing condominiale della casa di un’amica. C’erano un paio di libri suoi, nell’ingresso del condominio, i piccoli libri Sellerio blu (lui è l’ormai celebre Antonio Manzini), e li ho presi per il lungo viaggio in treno di ritorno. Mi sono piaciuti. Strano, perché quelli che amo – moltissimo – sono i gialli nordici, soprattutto quelli di Asa Larsson e Anne Holt; gialli che hanno dentro la neve, il freddo, la Norvegia e la Scandinavia, gialli che sono quasi dei romanzi contemporanei. Ma Rocco ha qualcosa di violento, di estraneo a me che mi colpisce e in qualche modo affascina. La sua testardaggine (anche nel voler sopravvivere all’inverno gelato con le Clarks), il suo turpiloquio, il suo dolore bel chiuso dentro, gli occhi al cielo. E i crimini che incontra, quelli di un’Italia che riscopro così.

Riguardando il mio bottino di libri mi sono accorta che sono tutte voci di maschi. Un caso? Io che ho solo scrittrici preferite, Jane Austen, Nancy Mitford ed Elizabeth von Arnim… In ogni caso, sono molto curiosa di capire quali altri libri mi verranno incontro. Perché ho deciso di andare avanti così: guardando in dimenticati scaffali di famiglia, cercando nei bookcrossing, o nei robivecchi di Trieste. È un modo diverso di incontrare i libri. E leggere. Provateci anche voi, e raccontatemi cosa incontrate.
(A proposito: anche la borsa vintage è stata ritrovata in un armadio. E le cartoline calligrafiche sono state fatte dagli studenti Iusve di Verona e Venezia, in un workshop ispirato ai miei Buongiorno, con l’entusiasta calligrafia Anna Schettin)
