La Côte d’Azur è dei francesi? No, ci dice Jonathan Miles. Appena uscito (non ancora in italiano), e già lodato dal Sunday Times e dal Financial Times, il suo “Once Upon a Time World- The Dark and Sparkling Story of the French Riviera” è il secondo di una trilogia che Miles dedica alle città, anzi ai luoghi “creati dagli stranieri”, i luoghi-mito. Il primo è San Pietroburgo: con “St Petersburg- Three Centuries of Murderous Desire”. E il secondo è qui, non una città ma quel pezzo di costa che Miles esplora un chilometro dopo l’altro, una decade dopo l’altra, partendo dai Romani; per portarci, ovviamente, negli anni d’oro della Belle Époque, fino a Picasso e Brigitte Bardot… Leggendo il libro – ben 464 pagine – sembra che di qui siano passati tutti, artisti famosi e squattrinati, re e regine con e senza più regno. Ma lei, signor Miles, gli chiediamo davanti a un caffè, dove tornerebbe esattamente, in che punto della Côte, e che con chi?
– Negli anni Venti, nella villa dei Murphy: mecenati e ricchi americani. Perché a casa loro c’era la vera energia del Jazz Age. A Parigi Gerald Murphy, con la moglie Sara e i tre figli, dipingeva ed era stato risucchiato dal vortice dei Balletti Russi di Diaghilev, aveva conosciuto la Gončarova e Léger. Ma è ad Antibes che visse gli anni più belli, nella sua modernista Villa America, nuotando e ballando sulla spiaggia, tra tennis e yoga, all’epoca una scoperta… A casa sua avrei incontrato, oltre a Picasso, Cole Porter e Scott Fitzgerald, l’autore del magnifico “Manhattan Transfer”: John Dos Passos, uno degli scrittori con cui più vorrei andare a cena. Se ci fosse una macchina del tempo, ovviamente.
– E sarebbe stato vestito adeguatamente, perché la Costa Azzurra in quegli anni aveva un dress code preciso.
– Il galateo prevedeva un cambio d’abito almeno cinque volte al giorno. Per la colazione, il tennis, il mare, i cocktail e la cena. Anche se poi c’era chi, come la moglie di Murphy, un filo lungo di perle le metteva anche in spiaggia.
– Forse la vera invenzione moda è stato il guardaroba “plage”: penso a Coco Chanel e ai suoi pantaloni pigiama.
– Coco, certo. Che aveva aperto un salon a Montecarlo. Ma non solo lei: negli anni Venti Cannes aveva il maggior numero di maison di moda sulla Riviera, Poiret, Patou, Lanvin, Worth, Doucet, Lucien Lelong.
– Per poi passare direttamente ai bikini Vichy di Brigitte Bardot negli anni Sessanta. E poi gli anni Settanta, Mick Jagger che sposa Bianca a Saint-Tropez, nel 1971. Ma la Côte va ancora di moda?
– Quello che mi sembra sia andato perso è il “private patronage” dei Murphy, quel sapere ricevere, invitare, creare un’estate di conversazioni e feste. Non so se sopravviva da qualche altra parte nel mondo, o se siamo diventati tutti più isolati.
– Un altro giro nel passato. La casa che vorrebbe per sé? Magari il Cabanon di Le Corbusier, il capolavoro di architettura costruito nel 1951 a Roquebrune? Essenziale: 14 metri quadri. Perché, come diceva lui stesso, a un uomo nudo in vacanza non serve molto, un letto, un bagno, un tetto e la vista sul mare.
– Preferisco la E1027 di Eileen Gray, proprio accanto. Come una nave tra i pini e gli scogli. E poi lei, che personaggio. Designer che fu prima amica di Le Corbusier, poi acerrima nemica. E bravissima: per la sua villa, il cui nome è un rebus (E sta per Eileen, mentre i numeri 10-2-7 corrispondono alle lettere J-B-G: Jean Badovici, allora il suo compagno), disegnò tutto, anche gli arredi.
– C’è un’altra villa mito: è Villa Noailles, a Hyères, con un incredibile “jardin cubiste”, che ospita anche l’International Festival of Fashion, Photography and Accessories. Il 38esimo si terrà a ottobre. C’è stato?
– Sì, ma confesso di essere stato un po’ deluso. Forse perché il mito di questa residenza modernista, commissionata dai visconti Charles e Marie-Laure de Noailles all’architetto Robert Mallet-Stevens negli anni Venti, è così forte. Man Ray ci girò un film surrealista, Les Mystères du Château de Dé. Eppure qualcosa della magia si è persa.
– In Costa Azzurra ci sono hotel entrati nel mito, il Carlton a Cannes, il Negresco…
– Il mio indirizzo nostalgico preferito è però La Colombe d’Or, a St Paul-de-Vence. Un tavolo apparecchiato in terrazza, la collezione d’arte, le ombre di tutti quelli che hanno pranzato qui: Picasso, Matisse, Prévert.
– No al Negresco a Nizza, quindi?
– Confesso che è stato un po’ una delusione. Come quando ho scoperto che la Promenade des Anglais, a Nizza, non fu chiamata così per gli inglesi che si trasferirono a svernare in massa, ma inizialmente per il “lou pei-ange”, in dialetto nizzardo: un piccolo pesce molto brutto e non edibile, tra l’altro (in italiano, lo squalo angelo, ndr). Il cammino lungo la baia era chiamato Camin dei Anges. Da lì Camin dei Anglés!
Il caffè che prendiamo durante l’intervista è a Roma, città dove ci troviamo per caso tutti e due. E finiamo per parlare di Edith Wharton, la grande scrittrice di fine Ottocento, che fu affascinata sia dalla French Riviera – aveva preso casa a Hyères – che da Roma. È qui infatti che sono ambientati i suoi racconti di “Febbre romana”: quando in città c’era la malaria, e si intrecciavano destini tra capitelli e chiese. Non c’è un libro simile, che racconti la French Riviera vista dagli expats?
-Stranamente no. Gli scrittori qui hanno scritto, certo. Cercando di non farsi distrarre, come Somerset Maugham, che comprò un’ornata porta tahitiana per “bloccare” la vista a Villa Mauresque. Ma un romanzo che racconti la vita di quegli anni non c’è. Mi viene in mente solo “The Rock Pool”, di Cyril Connolly: una commedia surreale del 1936, scritta però prima di vedere davvero la Côte. Non ha ambientato nulla qui neppure l’americano James Baldwin, black, gay, voce trasgressiva degli anni Settanta (le cui frasi, tra l’altro, sono state scelte dalla curatrice Lesley Lokko in apertura della Biennale di quest’anno, ndr), che si trasferì a St Paul-de-Vence.
E se la French Riviera non ha lasciato quasi tracce nei romanzi, forse è perché erano tutti troppo occupati a guardare il mare e bere champagne.
(Quest’articolo è stato pubblicato su Door di La Repubblica di agosto 2033. Nella foto sono al Jardin Cubiste di Villa Noailles)
