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L’Italia delle Case Museo

Da quando ha aperto c’è la lista d’attesa per entrarci: è Casa Balla, la casa futurista, “opera d’arte totale” dove abitava Giacomo Balla con la moglie e le figlie Luce ed Elica, in via Oslavia a Roma, restaurata e ora visitabile. (https://www.maxxi.art/events/casa-balla). Intanto, in quali altre case possiamo entrare?

Donne, Donne!

Casa Balla a Roma

Parola d’ordine: disordine. La cosa che stupisce di più (ma sarà l’effetto lockdown), quando si entra in certe case di donne-mito del Novecento, è il caos. Quasi come se la creatività nascesse solo su scrivanie disordinate. Non è vero, ovviamente… , ma le tracce del genio sono tutte da ammirare, come nella casa-atelier di Carol Rama a Torino, la pittrice erotica e irriverente, famosa per le sue donne linguacciute e la treccia intorno alla testa (si visita su prenotazione: archiviocarolrama.org). Un’altra donna che ha vissuto una vita arruffata, e non a caso uno dei suoi versi più famosi è “Nessuno mi pettina bene come il vento”, è Alda Merini. Della poetessa possiamo vedere a Milano (spazioaldamerini.org) la casa “riallestita” in via Magolfa: la macchina da scrivere, il letto, la poltrona, e i pannelli del suo “muro degli angeli”, con gli appunti a penna e a rossetto. Un salto indietro nel Novecento, con Grazia Deledda, dimenticato Nobel del 1926 (l’unica italiana ad aver vinto il premio, insieme a Rita Levi Montalcini per la medicina: ma chi ha letto davvero Canne al vento?). In ogni caso, Deledda era anche un’appassionata di quello che oggi chiamiamo “interior design”, e nel 1912 commissionò il suo studio romano ai fratelli Clemente, ebanisti di Sassari. Forse anche perché volle ricostruire un pezzo di Sardegna nel luogo dove scriveva di Sardegna. Studio che è stato poi trasferito nella casa natale della scrittrice a Nuoro: ci sono anche il letto, la cucina e le pentole di rame. Un tuffo nel passato. E un salto in avanti nel futuro: Cascina I.D.E.A., ovvero l’idea di un’ex gallerista, Nicoletta Rusconi, che ha lasciato Milano per trasferirsi in una cascina nella campagna vicino a Novara. Lì vive, e ospita non solo artisti in residenza, ma opere e installazioni, sia in plein air, negli spazi verdi del parco, sia negli ambienti privati  (nicolettarusconi.com, visite su prenotazione). Tra gli artisti coinvolti, Federico Pepe e Letizia Cariello.

NIDI D’ARTE

Accanto al Castello Sforzesco a Milano, l’atelier Castiglioni (fondazioneachillecastiglioni.it): l’archivio, le carte, la scrivania, i prototipi del designer che ci ha regalato il mitico Arco per Flos e i posacenere per Alessi. Sparsi ovunque, gli objets trouvés che lo affascinavano e incuriosivano, e che raccoglieva: forbici, occhiali… Sul mare della Liguria, Casa Museo Jorn. In cerca di sole e Mediterraneo, il pittore danese Asger Jorn si trasferì ad Albissola negli anni ’50, con la moglie e i quattro figli. Ci è rimasta la casa, ricoperta di disegni e opere d’arte in ceramica (amicidicasajorn.it). Mentre in pieno centro a Roma, al 31 di piazza di Spagna, c’è la casa e atelier su tre piani di De Chirico. Si trasferì nel ’48, a sessant’anni, con la moglie Isa, ed è rimasto tutto com’era: anche il carrello bar con i liquori che beveva, compresa una bottiglia vintage di Punt e Mes (fondazionedechirico.org/casa-museo/). E poi, scendendo lungo la Penisola: la casa museo di Osvaldo Licini nelle Marche, a Monte Vidon Corrado, dove visse dal 1926 con la moglie, la pittrice svedese Nanny Hellström, che aveva conosciuto l’anno prima in Francia. Le sue Amalassunte e gli Angeli Ribelli sono stati dipinti mentre volano sopra le colline che vedeva dalla finestra, e c’è ancora la scrivania con i pennelli e la tavolozza di colori (centrostudiosvaldolicini.it). E poi i vasi, le ciotole, le bottiglie, gli oggetti che Morandi ha dipinto per decenni, malinconicamente e ossessivamente: eccoli nella sua casa museo, a Bologna, dove il pittore visse dal 1910 al 1964. E infine, d’accordo che non fu un pittore, ma Sordi non è forse stato un grande artista? L’attore così amato del cinema italiano ora si può ri-scoprire a casa sua, appena aperta per la prima volta al pubblico, per il centenario della nascita. Più che una casa, una villa: la comprò nel ’54, la visitò la mattina e firmò nel pomeriggio, “soffiandola” all’amico Vittorio De Sica (che la sera prima aveva perso i soldi al casinò e non la poteva più acquistare: gli anni della Dolce Vita… ). Ci visse con le due sorelle Aurelia e Savina, ed è rimasto tutto intoccato, anche la palestra con il “toro meccanico”, e la “barberia”, una grande stanza dipinta di verde pallido con la poltrona da barbiere, grandi specchi e luci come in un camerino teatrale; e poi foto di set, ricordi e una sala da cinema privata (fondazionemuseoalbertosordi.org/).

SCRITTORI & SCRIVANIE

Ci visse dal 1814 alla morte, e si può visitare anche lo studio, che affacciava sul giardino interno, dove scrisse i Promessi Sposi, d’inverno con il camino sempre acceso: è la casa di Alessandro Manzoni, in pieno centro a Milano, casadelmanzoni.it.

Perfetta per una gita autunnale, Villa Fogazzaro: sul lago di Lugano, ma ancora su terra italiana, e infatti è gestita dal Fai. Qui lavorò a Piccolo mondo antico. Un viaggio nell’Ottocento, tra arredi, disegni, ricordi di famiglia, e il bel giardino pensile. Particolare segreto, dentro i cassetti lo scrittore incise delle annotazioniautografe direttamente sul legno: la data in cui terminò Piccolo mondo antico, e il triste ricordo del figlio Mariano, morto di tifo nel 1895 (fondoambiente.it/luoghi/villa-fogazzaro-roi). Rimaniamo nell’Ottocento, ma stavolta a Roma, dove arrivò nel 1821 John Keats, già malato di tisi. Cercava il sole e la guarigione, e invece qui morì, giovanissimo: aveva solo 25 anni. La casa dove ha abitato il poeta romantico ora è un museo, dedicato anche al suo grande amico Shelley: Keats Shelley Memorial House, ksh.roma.it. Per continuare il pellegrinaggio, la sua tomba, nel commovente e silenzioso cimitero acattolico di Roma. Sulla lapide: “qui giace un uomo il cui nome fu scritto nell’acqua”. Quanto contrasto con il Vittoriale (vittoriale.it), un capolavoro di megalomania e di kitsch: più che una casa, un complesso di edifici, piazze, giardini, costruito tra il 1921 e il 1938 per Gabriele d’Annunzio, il poeta-dandy, bellicoso e avventuriero. Troverete anche due delle sue automobili, la Fiat Tipo 4 e l’Isotta Fraschini; le navi delle sue spedizioni militari, e l’aereo del volo su Vienna. Ma sono le stanze a essere indimenticabili: il bagno blu è affollato di centinaia di oggetti, vetri, porcellane, pugnali e ampolle, tutti nei toni del blu e del verde. Memorabile lo studio: per entrare bisogna chinarsi, e sull’architrave, il verso virgiliano “hoc opus hic labor est” (qui sta l’impresa e la fatica). 

IL PARADISO DEI COLLEZIONISTI

Che sanno essere eccentrici, oltre che accumulatori. Per esempio Francesco Federico Cerruti, l’imprenditore scomparso nel 2015 a 93 anni, che ha lasciato la sua villa, e la sua collezione, alle cure del Castello di Rivoli. Qui, a dir la verità, non viveva, ma veniva solo la domenica, per stare con i suoi libri antichi, i fondi oro del Duecento, i tappeti preziosi e i mobili di celebri ebanisti, tra quadri di Pontormo, Renoir, Modigliani e Bacon. A Milano c’è il Poldi Pezzoli (museopoldipezzoli.it), un “fake” medievale dell’Ottocento, con tanto di armeria. E l’appartamento Boschi Di Stefano, dove abitavano i collezionisti Antonio e Marieda, zii tra l’altro di Alessandro Mendini, il grande designer che assorbì da piccolo la bellezza di queste stanze. Dentro, tele del Novecento, da Marussig a Sironi nel “tinello”; bello anche l’edificio, progetto di Portaluppi (fondazioneboschidistefano.it/ws/). Un altro gioiello di Portaluppi è Villa Necchi Campiglio, anche set di un film di Guadagnino, Io sono l’amore: qui, in questa villa anni Trenta, non solo arte, ma anche servizi di piatti, e il guardaroba delle sorelle Necchi, compresi i foulard cifrati (fondoambiente.it/luoghi/villa-necchi-campiglio). Casa Mollino è un mondo a sé: perché la villa lungo il Po dell’eccentrico designer e architetto torinese è piena di segni esoterici (visite solo su appuntamento: cm@carlomollino.org).

Infine Trieste, lì dove finisce (o comincia) l’Italia: su quello che fu il grandioso porto dell’impero austroungarico si affaccia il Museo Revoltella (ora ospita anche una collezione d’arte del ‘900, museorevoltella.it). Era il palazzo lussuoso, dorato ed esagerato del barone Pasquale Revoltella, che nell’Ottocento dava feste che rivaleggiavano con quelle del suo “vicino” al Castello di Miramare, l’arciduca Massimiliano d’Austria. Quando Trieste era un vero incrocio di ricchezze e civiltà. 

(Questo articolo è stato pubblicato su D Repubblica)

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